Vittorio Lovera: “il Paese, l’Europa, il Pianeta non si salvano con la rappresentanza, il cambiamento transita dalle piazze, autentiche e partecipate, capaci di rivendicare il ribaltamento del neo-liberismo, proprio a partire dall’annullamento dei debiti. Occorre essere uniti e soprattutto celeri. … La questione del debito, se vogliamo incidere sulle lotte sociali, ambientali e democratiche, deve essere la priorità fondante di tutti i movimenti sociali, di tutto il mondo altermondialista. Senza se e senza ma. Poi, ogni realtà lo coniugherà nelle proprie rivendicazioni specifiche e con le pratiche di lotta loro più consone. Uniti si incide.”

da Granello di sabbia Pubblicato: Domenica, 23 Dicembre 2018 Europa: la deriva di un Continente?

Ecco, direi di partire da Uniti si incide. Per essere chiari, non intendo uniti in un ennesimo cartello elettorale, penso ad una unione dal basso … diciamo dai nostri Organi Collegiali. Partire dall’idea che la questione del debito può diventare la leva per iniziare un percorso credibile all’interno dell’universo scuola. Come suggerisce Lovera, ogni realtà/movimento potrebbe calare la questione nel contesto in cui opera, per noi la scuola.

I soldi ci sono e la favola del debito va ridimensionata. Non è facile rendere plausibile questa affermazione, i colleghi sono scettici. La crisi della finanza globale è una crisi di liquidità, ci sono troppi soldi in cerca di investimenti speculativi (1); i soldi ci sarebbero per l’edilizia scolastica, per l’adeguamento alle misure di sicurezza, per il laboratori, per i docenti, per l’integrazione e l’accoglienza, per la ricerca. Investire nel sistema dell’istruzione produce valore sociale, ma la finanza guarda altrove.

Come far capire ai colleghi che l’architettura ideale di una proposta di Scuola della Costituzione non è, economicamente, campata in aria? Ci fanno credere che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, continuiamo invece a subire gli effetti negativi di una finanziarizzazione speculativa dell’economia. Negli ultimi decenni, l’Italia ha chiuso il bilancio in avanzo primario 26 volte su 28 al netto degli interessi sul debito, il che equivale a dire che le entrate hanno superato le uscite e che c’è stata una progressiva riduzione degli investimenti nei settori pubblici strategici come scuola e sanità (2). La spesa pubblica italiana si è costantemente posizionata a livelli inferiori rispetto al resto dell’eurozona, ma gli italiani si sentono in difetto, hanno interiorizzato la narrazione negativa del debito pubblico, la concezione classica di colpa e destino (ogni nuovo nato porta il peso di una quota del debito). Rovesciare questo paradigma è essenziale per uscire dalla favola neo liberista, per riconoscere alla scuola statale la funzione istituzionale che la Costituzione le assegna, per garantire un effettivo diritto allo studio e realizzare condizioni di uguaglianza per tutti (3).

Con quali Risorse? Elevare il tetto di spesa almeno al 6% del PIL non è una velleità (4), è rimettere al centro del sistema scuola le finalità del dettato costituzionale. Spendiamo in armamenti e forze armate 68 milioni di euro al giorno e in prospettiva si vuole aumentare questo tetto di spesa: una scelta che non mi sembra in linea con la nostra Costituzione.

Con chi? Con chi lavora nella scuola, con gli studenti, con le famiglie rivitalizzando gli organi collegiali elettivi. Certo, questo vuol dire radicarsi nelle nostre scuole, stimolare il dibattito nelle riunioni collegiali, costituire gruppi di lavoro; non si tratta necessariamente di volontariato, ma di riprendere gli spazi istituzionali, spazi che possono tornare ad essere una palestra di democrazia spendibile al di là dei confini della scuola (5).

Come? Partendo ad esempio da una revisione del paradigma novecentesco dei saperi e affermando che il compito della scuola pubblica è quello di rafforzare la mente e di creare le basi di un laboratorio di ricostruzione dei saperi essenziali per individuare i nuclei fondanti di ogni disciplina (6).

La scuola può diventare un luogo di produzione e fruizione culturale, di crescita, di socializzazione, di cittadinanza consapevole: uniti possiamo incidere.

[Colpa e destino Edipo, disegno di Paolo Baratella – collezione privata]

(1) “La finanza è ripartita a pieno ritmo anche grazie alla montagna di liquidità immessa prima per salvare il sistema bancario internazionale e poi per fare ripartire l’economia, in particolare con il quantitative easing delle banche centrali. Oltre 11.000 miliardi di dollari da quelle di USA, Giappone ed Europa. Soldi che però sono rimasti in massima parte incastrati in circuiti puramente finanziari se non speculativi. Il risultato è un sempre maggiore scollamento dei valori finanziari, sospinti da questa liquidità, da un’economia che rimane al palo. ” Andrea Baranes –  Europa dei popoli o delle banche 22 Novembre 2018

(2) “Dal 1990 a oggi, l’Italia ha chiuso il bilancio in avanzo primario 26 volte su 28 (nel 2009 -0,9% e in pareggio nel 2010). Quindi, non solo non ha speso in eccesso, ma addirittura al di sotto delle pur basse entrate. Questo significa che, nel medesimo periodo, gli italiani che hanno pagato le tasse hanno dato allo Stato 750 miliardi in più di quello che hanno ricevuto in termini di servizi. Perché dunque l’Italia continua a essere uno dei Paesi più indebitati al mondo? Per il circolo vizioso degli interessi sul debito che ci ha costretti a pagare, dal 1980 ad oggi, oltre 3.400 miliardi di euro su un debito che continua ad essere di 2.250 miliardi, e che ogni anno si autoalimenta senza soluzione di continuità.” Tommaso Valentinetti – 16 febbraio 2018 – Avvenire.it

(3) art. 3 L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamentoE` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
art. 33 Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
art. 34 La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

(4) https://www.openpolis.it/litalia-spende-meno-della-media-europea-in-educazione/

(5)  “Al fine di realizzare, nel rispetto degli ordinamenti della scuola dello Stato e delle competenze e delle responsabilità proprie del personale ispettivo, direttivo e docente, la partecipazione della gestione della scuola dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica, sono istituiti, a livello di circolo, di istituto, distrettuale, provinciale e nazionale, gli organi collegiali di cui agli articoli successivi.” articolo 1 Organi collegiali – D.P.R. 416/1975

(6) “Sarebbe pertanto utile promuovere una conferenza nazionale articolata nelle varie discipline, che nasca dal lavoro dei dipartimenti delle singole scuole, costituita da gruppi misti di professioniste e professionisti (insegnanti e personale esterno alla scuola, pedagogisti/e, docenti universitari/e), per stabilire linee guida sui saperi fondamentali”. Contributo al gruppo di lavoro Quale scuola per quale società?  – Bologna, 22 ottobre 2017 https://www.possibile.com/wp…/06/Proposta-per-una-scuola-Possibile_101217.pdf

https://www.possibile.com/wp…/06/Proposta-per-una-scuola-Possibile_101217.pdf

Scritto da: Rita Campioni