La "Buona scuola" di Renzi? #megliolaLip!

Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica

Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Lettera aperta al Presidente della Repubblica contro l’uso distorto della decretazione d’urgenza. Chiediamo che la L.I.P sulla scuola sia ammessa alla discussione parlamentare.

Al signor Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
c/o Palazzo del Quirinale
00187 – Roma

Egregio Signor Presidente,

nel complimentarci con Lei per l’elezione a Capo dello Stato, desideriamo innanzitutto porgerLe i nostri più sinceri e calorosi auguri di buon lavoro.
Ascoltando il suo primo discorso a Camere riunite, abbiamo particolarmente apprezzato l’attenzione che ha voluto riservare al diritto allo studio e al futuro dei nostri studenti: “garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro”.

Chi le scrive rappresenta il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”, un insieme che raccoglie attorno a sé decine di migliaia di cittadine e cittadini, insegnanti, studenti, genitori, tecnici di laboratorio, collaboratori scolastici, personale amministrativo, studiosi ed esperti, da sempre fermamente impegnati nella promozione dei valori e dei princìpi incarnati dalla scuola pubblica così come disegnati dalla nostra Costituzione: una scuola accogliente, aperta a tutte e tutti, inclusiva, capace di confrontarsi con le migliori tradizioni europee, garanzia di uguaglianza e pari opportunità nella formazione delle nuove generazioni. Un vero e proprio Organo Costituzionale, come ebbe a definirla l’indimenticabile giurista Piero Calamandrei.

Il nostro impegno per la scuola della Repubblica ci ha portati ad elaborare collettivamente una Legge d’Iniziativa Popolare, nata direttamente dalla passione e dalla sensibilità di chi studia e lavora nelle scuole del nostro Paese: quell’articolato, sottoscritto in modo certificato da oltre 100.000 elettori dieci anni fa, fu affidato a chi è delegato dal popolo a fare approvare le leggi; purtroppo, nelle due legislature da allora trascorse, non venne mai discussa.

Riconoscendone ancora oggi l’importanza e l’attualità, negli ultimi mesi parlamentari di tutte le forze politiche ne hanno riproposto il testo, opportunamente aggiornato: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia” questo è il titolo del disegno di legge che ne è seguito, presentato sia alla Camera (Ddl 2630, 12/9/2014) che al Senato (Ddl 1583, 2/8/2014); primi firmatari – rispettivamente – Paglia e Mussini.
E’ ormai di dominio pubblico l’intenzione del Governo di procedere, per il riordino del nostro sistema scolastico, con “un decreto in cui ci starà dentro tutto quello che riteniamo utile per la scuola italiana. Lo strumento del decreto ci consente di fare tutto in fretta perché sono molte le riforme che vanno in Parlamento ma poi si perdono in quella palude, quindi non si conclude mai una riforma utile della scuola” (Davide Faraone, sottosegretario alla pubblica istruzione, nel corso della trasmissione radiofonica Fahrenheit, canale pubblico Rai 3, 13 febbraio 2015)
Ci chiediamo e chiediamo a Lei, unica Istituzione legittimata a giudicare in tal senso, se su una materia così complessa e di interesse generale sia giustificabile il carattere “d’urgenza e di straordinaria necessità” dell’annunciato decreto legge.

Sull’uso abnorme della decretazione d’urgenza Lei si è già opportunamente espresso nel suo discorso di insediamento e già ebbe modo di esprimersi a proposito della Riforma Gelmini (L. 133/2008) quando scrisse: “Ma il vero colpo di mano, sostanziale, sta nell’aver deciso una questione di questa portata con decreto legge: con poche righe viene travolto l’ordinamento, il modo di essere di un intero settore scolastico fondamentale. In questo modo si è riusciti a eludere confronto, discussione e un vero esame parlamentare”.

Come non essere d’accordo!

Siamo francamente convinti che la nostra proposta di legge, unitamente a quella prefigurata dal Governo, potrebbe avviare in Parlamento un fruttuoso e approfondito confronto, al fine di giungere ad una necessaria e peraltro attesa riforma del nostro sistema scolastico. Dopo i tanti insuccessi del passato, sarebbe più che auspicabile far sì che i rappresentanti del popolo che siedono in Parlamento progettassero il futuro della scuola con quanti, in essa, operano e vivono ogni giorno.

Il Governo, viceversa, pare intenzionato ad includere nel decreto annunciato non solo la regolarizzazione del personale precario imposta dalla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 26 novembre 2014 – unico aspetto dove il carattere d’urgenza appare indubbiamente giustificato – ma anche “tutto ciò che si riterrà utile per una riforma della scuola”.

Ci appelliamo pertanto al Suo ruolo di Garante della Costituzione e alla Sua sensibilità istituzionale perché intervenga nei modi che riterrà più opportuni, al fine di evitare il rischio di una palese forzatura nell’uso della decretazione d’urgenza, inibendo in tal modo anche le istanze di partecipazione dei cittadini.

Auguri di buon lavoro, signor Presidente.

per il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge “per una Buona scuola per la Repubblica”:
Antonia Baraldi Sani, Marina Boscaino, Giovanni Cocchi
15 febbraio 2015

 

Lettera aperta al Presidente della Repubblica contro l'uso distorto della decretazione d'urgenza. Chiediamo che la L.I.P sulla scuola sia ammessa alla discussione parlamentare.

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Hanno sottoscritto tra gli altri:

  • Danilo Lampis, UDS – Unione degli Studenti
  • Domenico Pantaleo, segretario generale FLC-CGIL
  • Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti
  • Sandra Bonsanti, presidente Libertà e Giustizia
  • Riccardo Laterza, Rete della Conoscenza
  • Alberto Campailla, Coordinamento Universitario LINK
  • Brunella Guida, Assemblea genitori-insegnanti delle Scuole di Bologna e provincia
  • Giansandro Barzaghi, Associazione NonUnodiMeno, Milano e Lombardia
  • Matteo Viviano, Coordinamento Genitori Democratici della Liguria
  • Anna Angelucci, Associazione nazionale “Per la Scuola della Repubblica”
  • Marcella Raiola, Coordinamento Precari Scuola di Napoli
  • Nadia Urbinati, Docente di scienze politiche Columbia University
  • Felice Besostri , Gruppo di Volpedo, Milano
  • Bruno Moretto, “Comitato bolognese Scuola e Costituzione”
  • Marta Gatti, “Retescuole”, Milano
  • Luciana Castellina, giornalista, scrittrice
  • Carlo Salmaso, Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
  • Roberta Roberti, Associazione “La scuola siamo noi”, Parma
  • Sonia D’Aniello, “Coordinamento Genitori Democratici” di Pordenone
  • Renato Caputo, lavoratori autoconvocati delle scuole di Roma e del Lazio
  • Francesco Mele, Associazione Scuola Futura di Carpi (Mo)
  • Francesco Casale, Assemblea Difesa Scuola Pubblica, Vicenza
  • Giancarlo Vitali, Ass.ne nazionale “Una nuova primavera per la scuola pubblica”
  • Mariagrazia Contini, professore ordinario di  Pedagogia, Università di Bologna
  • Antonio Genovese, già ordinario di Pedagogia interculturale, Università di Bologna
  • Maurizio Matteuzzi, associato Filosofia e Comunicazione, Università di Bologna
  • Ivano Marescotti, regista, attore, insegnante di teatro
  • Giorgio Tassinari, ordinario di Statistica aziendale, Università di Bologna
  • Renzo Cremante, già ordinario di Letteratura italiana, Università di Pavia
  • Lella Costa, attrice
  • Antonella Palumbo, prof. associato di Economia politica all’Università Roma 3
  • Domenico Gallo, presidente Associazione per la Democrazia Costituzionale
  • Giuseppe Bagni, presidente nazionale CIDI- Centro Iniziativa Democratica degli Insegnanti
  • Renata Puleo, gruppo “No INVALSI”
  • Stefano D’Errico, segretario nazionale Unicobas
  • Lino Manfredi, responsabile scuola e formazione A.Ge.D.O
  • Antonella Agnoli, esperta progettazione e gestione biblioteche pubbliche
  • Girolamo De Michele, insegnante e scrittore
  • Attilio Trezzini prof associato di Economia  politica Università  Roma3
  • Sergio Lariccia, docente emerito Diritto Amministrativo Univ. La Sapienza, Roma
  • Alberto Girlando, ordinario di Chimica Fisica Università di Parma
  • Fabrizio Tonelli, storico dell’architettura, Università di Parma
  • Nino Galloni, economista, già professore Università Cattolica di Milano
  • Antonio Maria Rinaldi, Docente di Finanza Aziendale Univ. d’Annunzio Chieti-Pescara
  • Silvia Bodoardo, professore associato Politecnico di Torino
  • Giovanni Cimbalo docente Diritto ecclesiastico Università di Bologna
  • Sergio Brasini, ordinario Scienze statistiche Università di Bologna
  • Sergio Zappoli, associato Chimica industriale Università di Bologna
  • Antonino Morvillo, associato Chimica Università di Padova
  • Rosaria Drago, ricercatrice Università di Bari
  • Fabiano Miceli, associato scienze agrarie e ambientali Università di Udine
  • Giancarlo Cavinato, Segretario nazionale Mce – Movimento Cooperazione Educativa
  • Alessandro Baldini presidente Salviamo la Costituzione Bologna
  • Gennaro Lopez, vicepresidente di Proteo Fare Sapere
  • Moni Ovadia, attore, drammaturgo, scrittore, compositore.
  • Citto Maselli, regista
  • Rita Auriemma, direttore istituto Regionale per il patrimonio Culturale Friuli Venezia Giulia
  • Francesco Borciani, Dirigente scolastico, Ferrara
  • Lia Bazzanini, Dirigente scolastico, Ferrara
  • Sergio Pagani, Dirigente Scolastico, Bologna
  • Antonino Leotta, Dirigente scolastico, Latina
  • Maria Rosa Pasini, Dirigente scolastico, Santarcangelo di Romagna (RM)
  • Domenico Trovato, già Dirigente scolastico Castelfranco Veneto
  • Concetta Logiudice, Presidente Ass.ne disabili dell’udito (Fiadda)
  • Paola Corea, organizzatrice presso il Teatro Testoni Ragazzi di Bologna
  • Diana Segarra Crespo, Docente all’ Universidad Complutense di Madrid
  • Marco Fincardi , Docente all’ Università Ca’ Foscari, Venezia
  • Francesco Basile, Docente Chimica Università di Bologna
  • Giulio Garuti, già Docente Università di Bologna
  • Mario Valente, già Docente università Roma
  • Stefano Severi, ricercatore bioingegneria elettronica e informatica Univ. Bologna
  • Gianluca De Lorenzo, ricercatore ingegneria Università della Calabria
  • Fiammetta Battaglia, ricercatrice Università di Firenze
  • Carla Maria Ruffini, Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione Univ. Bologna
  • Lidia Menapace, partigiana e saggista
  • Silvana Ronco, Associazione 31 ottobre per una scuola laica e pluralista
  • Giovanna Del Giudice, psichiatra, Presidente Conferenza Basaglia, Trieste
  • Assunta Signorelli, psichiatra di Trieste
  • Paolo Grillo, Segretario generale AID – Associazione Nazionale Insegnanti Diplomati
  • Pupa Garribba, corrispondente estera
  • Alessandra Sarchi, scrittrice
  • Laura Romagnoli, Presidente del Consiglio Istituto Liceo Cavour di Roma
  • Rossi Paola, Presidente Consiglio Istituto ITIS Leonardo da Vinci Carpi (MO)
  • Giovanni Miccolis, Presidente Consiglio Istituto Liceo scientifico “Sante Simone” di Conversano (BA)
  • Matteo Fattore, Presidente Consiglio Istituto IC Maddalena Bertani Genova
  • Annarita Agostini Presidente Consiglio Istituto IC13 di Bologna
  • Maria Concetta Vitale Presidente del Consiglio d’Istituto IC 18 di Bologna
  • Federica Manaresi, Presidente Consiglio Istituto IC 19 di Bologna
  • Nicola Cerpelloni, Presidente Consiglio Istituto Liceo Laura Bassi di Bologna
  • Luisa Carpani, Presidente Consiglio Istituto IISS Keynes Castel Maggiore (BO)
  • Enrico Pollastri, Presidente Consiglio di Circolo di Zola Predosa (BO)
  • Daniele Lazzari, Presidente Consiglio Istituto IC Pieve di Cento-Castello d’Argile (BO)
  • Simone Guizzardi, Presidente Consiglio Istituto IC Crevalcore (BO)
  • Vincenzo Angelini, Presidente Consiglio di Istituto IC Argelato (BO)
  • Oriana Galletti, Presidente Consiglio di Istituto IC San Giorgio di Piano (BO)
  • Lamberto Forni, Presidente Consiglio di Istituto IC Malalbergo e Baricella (BO)
  • Michela Nanetti, Presidente Consiglio di Istituto IC Ozzano Emilia (BO)
  • Silvia Salomoni, Presidente Consiglio di Istituto IC Monghidoro (BO)
  • MARCO Basilici, Presidente Consiglio d’Istituto Professionale Scappi di Castel San Pietro (BO)
  • Daniela Tonioni, Presidente Consiglio di Istituto IC Borgonuovo di Sasso Marconi (BO)
  • Maurizio Bruni, referente Comitato Genitori ISIS ARCHIMEDE S. Giovanni in Persiceto (BO)
  • Giovanna Laface, Presidente del Comitato Genitori IC Verucchio (RN)
  • Marco Lepre, Presidente circolo Legambiente della Carnia
  • Angela Attianese referente Rete Laica Bologna
  • Iuas –“ Insieme un’altra scuola”, Comunità FB
  • “Lucidamente”, Associazione e Rivista di cultura ed etica civile
  • Claudio Musicò, membro del Consiglio Universitario Nazionale
  • Carla De Falco, scrittrice
  • Lucia Cibin, Dirigente scolastico Pordenone
  • Monica Carretto, Dirigente scolastico Savona
  • Anna Bazzanini, Dirigente scolastico Ferrara
  • Tiziana Tiengo, Dirigente scolastico Vignola (BO)
  • Rosa Maria Clemente, già Dirigente scolastica Caserta
  • Renata Puleo, già Dirigente scolastica Roma
  • Simonetta Fasoli, già Dirigente scolastica Roma
  • Domenico Trovato, già Dirigente scolastico Castelfranco Veneto
  • Paolo Collini, già Dirigente scolastico Firenze
  • Matteo Viviano, già Dirigente scolastico Genova
  • Silvana Borgese, già Dirigente scolastico Reggio Calabria
  • Heidrun Aschacher, già Dirigente scolastico Caltanissetta
  • Francesco Spanò, Research Assistant Royal Holloway University of London
  • Luca Illetterati, Docente di Filosofia Università di Padova
  • Rocco Pititto, Docente di Filosofia della Mente Univ. Federico II Napoli
  • Rosario Oliviero, Docente di Informatica Medica Seconda Università di Napoli
  • Giorgio Bellia, Docente di “Fisica”all’Università di Catania
  • Maria Luisa Barcellona, Docente Facoltà di Farmacia dell’Università di Catania
  • Mauro Francesco Minervino, Docente Antropologia Accademia Belle Arti di Catanzaro
  • Salvatore Giuffrida, Docente di Geometria Università di Catania
  • Andrea Pennoni, ricercatore Dipartimento di Chimica Università dell’Insubria (Varese-Como)
  • Luigi Maria Caliò, ricercatore Archeologia classica Politecnico di Bari
  • Monica De Simone, ricercatrice dello Iom-Cnr
  • Tommaso Russo, progettista software, già docente Università di Trieste
  • Anna Maria Panzera, saggista e storica dell’arte, Roma
  • Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte
  • Stefano D’Errico, segretario nazionale Unicobas
  • Dipartimento Sel Saperi – Scuola, università, Ricerca
  • Marcello Greco, giornalista TG3
  • Amelia De Angelis, giornalista, collaboratrice di “Tecnica della Scuola”
  • Costanza Boccardi, Presidente Consiglio Istituto sms Giacinto Diano – Pozzuoli
  • Gianluca Mazzini, Presidente Consiglio Istituto IC 5 di Bologna
  • Marisa Ferro, Presidente Consiglio Istituto di Anzola dell’Emilia (BO)
  • Giovanna Pedrini,  Presidente Consiglio Istituto IC Castel San Pietro Terme (BO)
  • Silvia Vaccari, Presidente Consiglio Istituto IIS Mattei di san Lazzaro di Savena (BO)
  • Stefano Bernardi, Presidente Consiglio Istituto IC Granarolo Dell’Emilia (BO)
  • Angelo Delbene, amministratore scuole annesse al convitto “C. Colombo” di Genova
  • Berardino Derario, Presidente Consiglio d’Istituto Ic Calderara di Reno (BO)
  • Mariasole Santi, Presidente Consiglio di Circolo D.D Castel San Pietro Terme (BO)
  • Domenico Mastroscianna, Presidente Consiglio d’Istituto IC Sala Bolognese (BO)
  • Odette Turchi, Presidente comitato genitori IIS Majorana (BO)
  • Monica Carnesecchi, Presidente Comitato dei Genitori Ceprano (RM)
  • Luciano De Chirico, Dirigente Scolastico, Bari
  • Giuseppe Moncada, già Dirigente scolastico Scordia (CT)
  • Fabio Cacciapuoti. membro del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari
  • Teresa Sardella, Docente Storia del cristianesimo Università di Catania
  • Giulio Bizzaglia, docente Sociologia dello sport Università “Tor Vergata” Roma
  • Elisabetta Colombo. Docente di Storia delle Istituzioni Politiche, Università di Pavia
  • Giovanna Borsellino, Docente Medicina all’Università di Roma Tor Vergata.
  • Alfonso Borghese, musicista, già docente all’Università Libera di Firenze
  • Massimo Menegozzo, già docente Università di Napoli
  • Sandra Guidi, ricercatrice Università di Bologna
  • Giuseppe Lombardo, ricercatore Università di Catania
  • Stefano Visentin, ricercatore Università di Padova
  • Lucia Pallottino, ricercatrice Università di Pisa
  • Luisa Barba, Ricercatrice CNR Trieste
  • Emanuela Maria Bussolati, autrice di libri per l’infanzia, Milano
  • Amedeo Benedetti, saggista, Genova
  • Fiamma Negri, attrice, Firenze
  • Antonello Rapuano, musicista
  • Edmon Karagozyan, Rete Scuola di Cittadinanzattiva Lazio

 

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51 comments for “Lettera aperta al Presidente della Repubblica

  1. Giuseppe Curcio
    15 febbraio 2015 at 23:10

    LIP LIP HURRÁ!

  2. Vincenzo Pascuzzi
    16 febbraio 2015 at 17:03

    Confermiamo quanto già segnalato al Presidente Sergio Mattarella, rimarcando l’anomalia di una “priorità” che dopo un intero anno diventerebbe straordinaria necessità e urgenza!

    ——-

    Per una riforma condivisa della scuola

    Lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

    di Cosimo De Nitto, Vincenzo Pascuzzi – 11 febbraio 2015

    Gentile Presidente,

    esattamente un anno fa, il Governo appena costituito dichiarò: “La scuola è la priorità, poi riforme economiche e giustizia”.
    Sei mesi dopo Matteo Renzi presentò – con un video messaggio – l’ormai ben noto progetto di riforma “La Buona Scuola” rassicurando “non calo la riforma dall’alto, ma propongo un anno di discussione insieme”.
    La discussione è durata due soli mesi, ma la cosa importante è che la riforma governativa è stata bocciata dalla consultazione on-line e off-line. Di conseguenza appare grave e incomprensibile l’intenzione del governo di ignorare il verdetto negativo e di procedere ugualmente, senza apportare modifiche e solo per rispettare tempi e scadenze scelte da se stesso.
    In realtà l’annunciato e ribadito ricorso a un decreto-legge per approvare la riforma non può rientrare fra i “casi straordinari di necessità e d’urgenza” (Cost. art. 77, c. 2). Necessità e urgenza risultano improprie (il tempo c’è stato e c’è ancora!), finalizzate non tanto ai problemi da risolvere, quanto a far accettare, per puntiglio e pretestuosamente, le scelte governative pur bocciate dal mondo della scuola.
    Inoltre, dal punto di vista legislativo e politico, la situazione è paradossale. “La Buona Scuola” ha seguito finora un percorso extra-parlamentare: presentata con un video-messaggio, senza passare dal Consiglio dei Ministri, poi ha attraversato una consultazione on-line informale e con modalità e aspetti in parte non noti, né verificabili, vorrebbe usare il decreto-legge come un veloce shuttle-bus per attraversare Camera e Senato e senza nemmeno poter escludere il ricorso finale al voto di fiducia!
    Non riteniamo di entrare nei contenuti della riforma e nemmeno nella situazione sulla quale pretende di operare. Basta il riferimento all’inchiesta di Riccardo Iacona su “Presa Diretta” dell’8 febbraio scorso e alle polemiche e agli strascichi in corso.
    È forte la preoccupazione che la situazione della Scuola, settore complesso e che necessita di tempi distesi e di consensi reali, convinti e diffusi, possa peggiorare invece di migliorare con riforme che appaiono frettolose, semplicistiche, di sola facciata e non sono condivise dal mondo della scuola cioè da chi in essa – scuola – opera, vive e la conosce davvero.
    Questo, in sintesi, il nostro punto di vista che vogliamo sottolineare e porre alla Sua attenzione.

    Con i nostri migliori saluti,

    Cosimo De Nitto
    Vincenzo Pascuzzi

    • Francesco Paolo Magno
      16 febbraio 2015 at 18:57

      Che i cittadini si rivolgano direttamente al Capo dello Stato, perchè Egli si attivi in difesa dei loro diritti e delle loro esigenze, è una INIZIATIVA FELICISSIMA per TUTTI quelli, che crediamo nello STATO DI DIRITTO.

      • piero emilio cerutti
        10 marzo 2015 at 14:53

        Concordo nel merito, ma mi sembra veramente triste che coloro che credono nello stato di diritto siano costretti a rivolgersi al Capo dello Stato per evitare che chi detiene il potere se ne usi per calpestare sacrosanti diritti.

    • Artemio
      2 marzo 2015 at 9:36

      Renzi è coerente con se stesso: ascolta tutti e fa quello che vuole minacciando di volta in volta i garantiti alle sedie del parlamento.

  3. Maria Capovilla
    16 febbraio 2015 at 18:38

    la scuola è MOLTO importante.

  4. Mauro Boarelli
    17 febbraio 2015 at 17:32

    Le parole del sottosegretario Faraone dimostrano una totale ignoranza della Costituzione, che all’articolo 77 dispone: “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.”. Al comma successivo disciplina l’uso del decreto legge, che – in conseguenza di tale esplicito divieto – è limitato ai “casi straordinari di necessità e d’urgenza”.
    Dimostrano anche il disprezzo verso l’istituzione parlamentare, definita “palude”. Faraone vorrebbe risolvere le sue evidenti disfunzioni semplicemente abolendola: di questo si tratta, senza tanti giri di parole, quando il Governo rivendica per sé la funzione legislativa.
    Dimostrano, infine, una smisurata arroganza.
    Purtroppo nel nostro Paese prevale da troppo tempo un clima di assuefazione che ha contribuito a rendere del tutto naturali quelli che sono in realtà veri e propri stravolgimenti del tessuto democratico. L’abuso della decretazione d’urgenza è uno dei canali attraverso i quali è avvenuta questa trasformazione silenziosa. Ogni volta il confine è stato spostato un po’ più in là, fino a pretendere di riformare la scuola per decreto. Un decreto senza limiti (“ci sta dentro tutto quello che reputiamo essere utile per la scuola in Italia”), senza pudore.
    Bisogna fare il possibile per impedire che questo avvenga. Bisogna manifestare il dissenso. Come primo passo, aggiungiamo la nostra firma a questa lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica.

    • giglia bitassi
      22 febbraio 2015 at 11:20

      ho ascoltato la trasmissione di radio3 sulla scuola: Faraone non ha risposto a nessuna delle domande poste, ed è stato l’unico degli interlocutori ad evadere, con notevole supponenza, ogni aspetto reale e concreto della scuola. Ha dato la netta impressione di non conoscere l’argomento di cui parla.

      • Vincenzo Pascuzzi
        23 febbraio 2015 at 13:54

        credo che l’impressione corrisponda alla realtà. come potrebbe conoscere la scuola?

  5. Vincenzo Pascuzzi
    18 febbraio 2015 at 8:03

    In Italia si evade tranquillamente, la corruzione è ai massimi storici, come si è visto con gli scandali delle Regioni, del Mose, dell’Expo. E cosa fa il Governo? Un decreto d’urgenza sulla scuola intervenendo sulla carriera dei docenti e sui loro stipendi.

    UN DECRETO D’URGENZA PER COLPIRE LA CLASSE DOCENTE

    di Lucio Ficara – 17 febbraio 2015

    In un Paese normale ci aspetteremmo un decreto d’urgenza contro la corruzione dilagante, ci aspetteremmo un decreto d’urgenza contro il rischio terrorismo, sarebbe etico attendersi una decretazione d’urgenza contro l’evasione fiscale e contro chi gli intestatari dei conti neri svizzeri presenti nella lista Falciani e invece su questo la politica tace e non se ne occupa.

    Viviamo in un Paese dove troviamo alcuni nostri politici, imprenditori, personaggi sportivi e dello spettacolo, inseriti in una lista, accanto a trafficanti, cassieri delle dittature ed evasori, di correntisti della banca svizzera Hsbc. Da un’inchiesta dell’Espresso risulterebbero oltre 6 miliardi di euro che l’Italia dona alla banca svizzera di cui una parte sottratti al fisco del nostro Paese.

    Cosa fa il Governo al riguardo? Nulla non fa proprio nulla! In Italia si evade tranquillamente, la corruzione è ai massimi storici, come si è visto in questi anni con gli scandali delle Regioni, del Mose, dell’Expo. E cosa fa il nostro Governo? Un decreto d’urgenza sulla scuola intervenendo sulla carriera dei docenti e sui loro stipendi. Si avete capito bene un decreto d’urgenza per colpire la classe docente, rea di essere eccessivamente sindacalizzata, fannullona, che lavora poco e perciò è pagata poco. Mentre la Corte dei Conti chiede di intervenire d’urgenza contro la corruzione e l’evasione fiscale vera emergenza italiana, il governo Renzi propone per fine febbraio l’aumento dei carichi di lavoro per gli insegnanti, la valutazione dei docenti e la forte riduzione degli scatti di anzianità.

    Il metodo del decreto d’urgenza, per fare passare questa riforma della scuola, lascia molto perplessi ed è indicativo di una riforma molto controversa. L’avere tenuto fuori i sindacati da questa partita di giro è significativo di una riforma volta a punire il personale della scuola piuttosto che gratificarlo. In buona sostanza si può senz’altro dire che questo è un decreto legge d’urgenza, fatto per colpire la classe docente. Nessuna concertazione con i sindacati, nemmeno su temi contrattuali come l’orario di servizio dei docenti e il loro stipendio, nessun dibattito parlamentare visto l’utilizzo del decreto legge, nessun parere del CNPI o del CSPI, ma soltanto la decisione unilaterale del governo.

    Ma cosa ci sarà di così nefasto per i docenti italiani in questo decreto legge, tanto da non riferire nulla nemmeno ai sindacati? Ufficialmente non è dato saperlo, ma la dichiarazione di ieri di Rino di Meglio coordinatore nazionale della Gilda è eloquente: “esiste il totale dissenso ad accettare eventuali modifiche per via legislativa di materie come l’orario di lavoro e la retribuzione dei docenti, che costituiscono oggetto di trattativa sindacale”.

    Quanto affermato dal sindacalista triestino è molto indicativo di quanto bolle in pentola e si comprende dove sta puntando il governo con questo decreto legge. Senza giri di parole si tratta di una manovra economica sulla scuola che aumenterà i carichi di lavoro degli insegnanti, ridurrà quasi totalmente il fondo d’istituto e i fondi per le supplenze e di fatto ridurrà, pur introducendo gli scatti di competenza, la crescita degli stipendi dei docenti.

    Così in Italia si continuerà ad evadere il fisco, a speculare in borsa come è accaduto nel caso della riforma delle banche popolari, la corruzione sarà sovrana, ma almeno si colpiscono letalmente i pericolosissimi insegnanti, che con le armi della cultura e della formazione avrebbero potuto rendere normale un Paese destinato inesorabilmente al declino perenne.

    http://www.tecnicadellascuola.it/easyblog/un-decreto-d-urgenza-per-colpire-la-classe-docente.html

  6. Francesco Paolo Magno
    18 febbraio 2015 at 13:31

    Il Capo dello Stato si attivi, con la sua autorevolezza, per impedire che il Governo adotti la PROCEDURA D’URGENZA per un provvedimento, che intende RIFORMARE LA SCUOLA DEL NOSTRO PARESE. LA RIFORMA DELLA SCUOLA è una questione, sulla quale si può decidere solo dopo avere ascoltato il parere di TUTTE le componenti interessate ( genitori, alunni, Dirigenti scolatici, personale ATA, pedagogisti e psicologi ).

  7. Vincenzo Pascuzzi
    19 febbraio 2015 at 7:38
  8. Vincenzo Pascuzzi
    22 febbraio 2015 at 9:01

    “Concludo con una preghiera e un invito. La scuola rappresenta il futuro dei nostri figli: farne uno strumento di propaganda significa giocare direttamente sulla loro pelle. Non trasciniamo la scuola nell’arena politica.
    Purtroppo, il fatto che il Presidente del Consiglio abbia fissato per il 22 febbraio, primo anniversario del suo governo, l’incontro con mille rappresentanti del mondo della scuola che dovrebbero portare suggerimenti, lascia proprio intendere questo.
    Renzi, mi convinca che non è così, attendo il suo invito per parlare di scuola.”

    Senatrice Maria Mussini

    http://www.mariamussini.it/2014/12/17/renzi-ci-fai-ci-sei/

  9. Vincenzo Pascuzzi
    22 febbraio 2015 at 9:03

    PRIMO ANNIVERSARIO

    Il 22 febbraio del 2015, in occasione del primo anniversario del suo governo, il premier incontrerà «mille» rappresentanti del mondo scolastico che «avvertono questa battaglia come una battaglia propria, che entrino nel merito dei provvedimenti e che dicano: questa cosa mi riguarda troppo, non posso lasciarla al presidente del Consiglio o al sottosegretario». Perché «la riforma non la fa solo il governo, ma si fa con l’opinione pubblica, perché questa è la riforma delle persone».

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/27/la-buona-scuola-il-governo-renzi-e-gli-insegnanti-innamorati/1374105/

  10. Vincenzo Pascuzzi
    22 febbraio 2015 at 20:10

    RENZI ONE MAN SHOW E LA BUONA SCUOLA

    di Vincenzo Pascuzzi – 22 febbraio 2015

    All’iniziativa Pd sulla scuola di oggi (22 febbraio 2015), Matteo Renzi ha partecipato in doppia veste, ha recitato due ruoli. Il Renzi Presidente o Premier ha parlato di scuola al Renzi Segretario Pd che si è trovato pienamente d’accordo col Premier! Anche alcuni altri dei presenti avevano doppio ruolo o doppia casacca: sia quella del governo o del Miur, sia quella del Pd!

    Ferreo e discreto il servizio d’ordine e non per bloccare nordici hooligan o altri potenziali e violenti aggressori, ma solo pacifici contestatori verbali che non condividono la riforma della Buona Scuola. Assenti, in incognito o mimetizzati gli annunciati 1000 innamorati della scuola.

    Del resto la sala del meeting nel Nazionale Spazio Eventi “location unica ed esclusiva localizzata nel cuore del tessuto secolare e stratificato di Roma”, era piccolina, non aveva la capacità della Stazione Leopolda, poteva contenere solo 400 persone.

    ——-

    Renzi, l’Italia riparte dalla scuola, cambiamo le regole
    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/02/22/scuola-giannini-mai-piu-bimbi-isolati.-la-nuova-scuola-di-renzi_b64e0df0-7efc-4274-a5fe-576dae15c71f.html

    Renzi all’iniziativa Pd sulla scuola, la contestatrice: “Non si può fare spazzatura dei precari”
    http://video.huffingtonpost.it/politica/renzi-all-iniziativa-pd-sulla-scuola-la-contestatrice-non-si-puo-fare-spazzatura-dei-precari/3534/3532

    Nazionale Spazio Eventi
    http://www.mconline.it/struttura/roma/18487/nazionale_spazio_eventi.htm

  11. Giuseppe Moncada
    23 febbraio 2015 at 17:23

    Ho firmato la petizione al Presidente della Repubblica nella vana speranza che qualcosa di diverso , da quel che Renzi si è proposto di attuare ,possa accadere. E tuttavaia, dal modo con il quale hanno approvato i nuovi meccanismi di assunazione nel mondo del lavoro, e dal modo come ha rispoto ai docenti che si trovavano in sala durante il dibattito sulla Buona Scuola e da tante altre sue prese di posizione, son convinto che procederanno per la loro strada senza modificare in nulla quanto proporranno nel decreto del 27 febbraio.Ed allora non ci resta altro , dopo aver esaminato il famoso decreto del 27, di cercare di far capire ai docenti che molte delle loro proposte non potranno essere attuate , si risolveranno in um maggiore carico di lavoro per i docenti e alle famiglie e agli alunni che si attuierà un forte indebolimento della possibilità per le scuole di avere i giusti finanziamenti per una migliore organizzazione e didattica. Sarà un lavoro lungo e difficile ma è l’unico modo per invertire la corsa sotto le ali del nuov vincitore. Un esempio della loro presunzione sta nelle parole del demagogo faraone ” Si annullerà la malattia della supplentite” con l’organico funzionale. Non sarà così a meno che i docenti si adatteranno a fare i tappabuchi delle varie situazioni, così come hanno fatto in questo anno con l’aver frequentao i corsi fantasmi del CLIL per l’apprendimento dell’inglese. Oramai sono in pensione dal 2009 quale preside di un liceo che, con tutti i limiti che certamente vi son aveva la possibilità di fare culturalmente i giovani che lo ferquentavano.

  12. marta
    23 febbraio 2015 at 20:34

    È necessario che la scuola sia davvero “”bupna”””per poter crescere e divenirein “””Scuola:”

  13. Vincenzo Pascuzzi
    23 febbraio 2015 at 20:52

    Questo è il male che affligge la scuola dell’autonomia, che soffre della megalomania sfrenata e smodata di quei dirigenti che pensano che tutto dipenda solo ed unicamente dall’avere il dominio e il controllo assoluto di tutto, invece non deve essere così, esistono regole, leggi e principi costituzionali a cui tutti ma proprio tutti dovrebbero ispirarsi.

    LA DIRIGENZA SCOLASTICA MAL SOPPORTA COLLEGIALITÀ E SINDACABILITÀ

    di Lucio Ficara – 23 febbraio 2015

    In questi giorni si è aperto un importante dibattito sull’opportunità o meno di modificare la qualifica professionale dei dirigenti scolastici. In buona sostanza l’apertura di credito della Flc Cgil alla legge d’iniziativa popolare per una Buona Scuola per la Repubblica, ha messo in discussione i valori cardine su cui poggia, ormai da oltre quindici anni, la scuola dell’autonomia. Qualcuno ha gridato allo scandalo, sostenendo che il maggior sindacato della scuola, cioè la Flc Cgil, volesse abrogare, come previsto nell’art.29 della LIP riservato alle abrogazioni, l’art.25 del d.lgs 165/2001. Poi la Flc Cgil, attraverso il suo segretario, Mimmo Pantaleo, ha specificato che non è d’accordo con l’abrogazione dell’art. 25 del TU 165/2001 che definisce ruolo e funzione della dirigenza, ma è pienamente d’accordo con la ratio della LIP e con il metodo della proposta legislativa. Questo interessante dibattito, riguardante quello che è definibile come il “Totem” del ruolo dirigenziale nelle scuole, non ha toccato, secondo il mio parere, il vero punto focale del problema. La dirigenza scolastica odierna, fatte poche eccezioni, mal sopporta e mal digerisce la collegialità e la sindacabilità. Nelle scuole si è creato, piaccia o non piaccia, un dualismo pesante e contrastante tra democrazia collegiale e dirigenza autarchica, tra la concertazione sindacale e il “ghe pensi mi” dirigenziale. I Collegi dei docenti hanno perso e stanno continuando a perdere poteri deliberanti, in molti consigli di classe ci si lamenta, che anche i voti agli scrutini vengono dettati dalla dirigenza. Il dirigente scolastico è diventato il “Deus ex machina” che muove la scuola ed ha una idiosincrasia verso le norme contrattuali e verso le delibere democratiche. Se la dirigenza scolastica non avesse abusato, maldestramente e inopportunamente, dei poteri ricevuti, forse oggi non sarebbe in discussione il ruolo e la qualifica professionale dei dirigenti scolastici. Oggi che il dualismo tra democrazia collegiale e gerarchia dirigenziale è tornato d’attualità e crea dibattito, ecco che diventa giusto sostenere la proposta della LIP che si contrappone alla Buona scuola di Renzi, ed è del tutto ovvio che gli insegnanti e i sindacati tendano ad apprezzare, senza volere abrogare la qualifica dei capi d’Istituto, degli articoli di legge che restituiscono dignità al Collegio dei docenti, ai Consigli di classe, che diano spazio ai Consigli dei genitori e quello degli studenti. La scuola non può essere fatta da un solo uomo al comando, ma deve garantire la partecipazione democratica al suo governo da parte di docenti, educatori, personale ausiliario-tecnico-amministrativo, genitori e studenti. Questo è il male che affligge la scuola dell’autonomia, che soffre della megalomania sfrenata e smodata di quei dirigenti che pensano che tutto dipenda solo ed unicamente dall’avere il dominio e il controllo assoluto di tutto, invece non deve essere così, esistono regole, leggi e principi costituzionali a cui tutti ma proprio tutti dovrebbero ispirarsi.

    http://www.tecnicadellascuola.it/blog-home/la-dirigenza-scolastica-mal-sopporta-collegialita-e-sindacabilita.html

    • admin
      25 febbraio 2015 at 8:17

      grazie delle segnalazioni Vincenzo, la prossima volta le invii direttamente qui info@lipscuola.it , provvederemo poi a metterele in rassegna stampa

  14. Francesco Paolo Magno
    23 febbraio 2015 at 22:16

    Le persone, che occupano, oggi, i posti di Governo, non hanno alcuna esperienza di quella, che è la vita scolastica dei docenti. Essendo completamente privi di questa necessaria esperienza, non hanno nè titolo, nè COMPETENZA per preparare un progetto di RIFORMA DELLA SCUOLA ITALIANA !

  15. Sanna Luisella
    23 febbraio 2015 at 22:39

    Sono un’insegnante di Scuola Primaria. Ho letto la vostra proposta di legge e la condivido pienamente, così come approvo la Lettera aperta al Presidente della Repubblica. Spero vivamente che il Presidente faccia sua la giusta richiesta che la L.I.P. sia presa in esame dal Parlamento e, finalmente, abbiano voce coloro che la scuola e nella scuola vivono ogni giorno, siano essi docenti, studenti, genitori e tutti gli operatori scolastici.

  16. Vincenzo Pascuzzi
    24 febbraio 2015 at 14:20

    LIP LIP FLOP

    di Fabrizio Dacrema – 21 febbraio 2015

    La confusione regna sovrana tra i sostenitori della LIP (progetto di legge di iniziativa popolare “La buona scuola della Repubblica”).

    Uno degli esponenti del Comitato LIP LIP HURRAH ha cancellato i miei post dal suo sito perché si è irritato quando ho detto che mi sembrano confusi. Poi ha aggiunto alcune “verità” che lui considera definitive cui non ho potuto replicare. A me però non sembra sia così…

    Il ProLip sostiene:
    non è vero che la LIP vuole abolire la dirigenza scolastica, invece vuole un’altra dirigenza scolastica perché “un’altra dirigenza è possibile e perché un’altra scuola è possibile”;

    Commento NoLip:
    se uno vuole un’altra dirigenza lo deve scrivere nel testo di legge, invece la LIP abroga la dirigenza scolastica attuale e reintroduce il Capo di Istituto, cioè la figura di vertice della scuola precedente all’autonomia scolastica. Tutto è possibile, anzi “un altra scuola” è persino auspicabile…basta volerlo e quindi scriverlo nel testo di legge che si presenta al Parlamento …

    Tesi ProLip:
    non è vero che la LIP vuole abolire l’autonomia, invece vuole “un’altra e vera autonomia”.

    Commento NoLip:
    qui si entra in un campo che rasenta la dimensione escatologica…i ProLip vogliono un’altra autonomia … talmente ALTRA da essere ineffabile…infatti le parole “autonomia scolastica” sono presenti nella Costituzione Italiana ma non compaiono mai nella LIP – un progetto di legge di 29 articoli – …insomma per i ProLIp L’AUTONOMIA VERA non è di questo mondo…come dargli torto…

    Tesi ProLip:
    non è vero che la LIP vuole abolire la contrattazione sindacale decentrata e le RSU perché la contrattazione sindacale decentrata (ma anche quella nazionale) “è abolita da Renzi, è abolita dalla carenza di materia su cui trattare, è abolita dalla mancanza di un quadro normativo che dica cosa si fa in mancanza di composizione del conflitto, è abolita dalla figura monocratica del dirigente”.

    Commento NoLip
    L’introduzione dell’autonomia scolastica ha reso necessaria la figura del Dirigente Scolastico “responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio”…grazie a questi poteri più ampi rispetto a quelli attribuiti al Capo d’Istituto è possibile la contrattazione di scuola firmata dal dirigente scolastico e dalle RSU…se la LIP abroga il dirigente scolastico e torna al Capo di Istituto ne consegue che salta anche la contrattazione di scuola e il ruolo delle RSU…ora si dice che la contrattazione oggi non è più quella di una volta…però a me sembra che, proprio perché la contrattazione è stata attaccata e indebolita dai governi di destra e è ora sotto tiro anche da parte del governo Renzi, sia meglio non favorire le tendenze alla rilegificazione del rapporto di lavoro sostenendo la sua eliminazione per legge …vale sempre la metafora popolare ma non populista del coniuge che per far dispetto all’altro coniuge…tra l’altro migliaia di insegnanti e ata hanno dedicato il loro impegno e stanno ricandidandosi gratis et amore dei perché sono convinti che le RSU servono a difendere i diritti dei lavoratori e a far funzionare meglio la scuola.

    http://www.pavonerisorse.it/buonascuola/LIPFLOP.htm

  17. anna bianchi
    24 febbraio 2015 at 16:20

    sottoscriviamo…..

    • admin
      25 febbraio 2015 at 8:15

      grazie!

  18. Vincenzo Pascuzzi
    24 febbraio 2015 at 18:06

    Fuori: un gruppo di docenti dell’Usb, allontanati con la “persuasione” dalle forze dell’ordine, due dei quali portati in questura, identificati, perché intenti ad un atto sovversivo:volantinavano. Dentro, un altro gruppo è stato “silenziato” con metodi altrettanto persuasivi, come dimostrato dalle telecamere.

    RENZI, LA MESSA IN SCENA DELL’ASCOLTO SULLA RIFORMA

    di Marina Boscaino – 23 febbraio 2015

    E ci diranno che anche questa volta hanno ascoltato la scuola. E vorranno farvi credere che si è trattato di uno dei tanti incontri in cui questo democraticissimo partito-governo o governo-partitosi è dialogicamente posto all’ascolto. Niente di più falso. Ancora una volta – con il consueto scenario patinato – si è celebrato il nulla.
    Berlusconi ricorreva a delle (spesso pessime) barzellette. Renzi usa una strategia opposta: lui bambino/studente, la maestra, la moglie precaria; fiumi di parole, con cui imbonisce la platea, per lo più acquiescente; una cordata di docenti (o sedicenti tali) fidelizzata ed entusiasti a fare da claque (i 1000 innamorati della scuola?), conniventi al punto da sfogare il proprio livore iconoclasta persino sugli stessi colleghi. Dicendo bugie, mentendo sfacciatamente. Sullo sfondo – dietro il grande oratore – la paralisi facciale atteggiata ad un sorriso compiaciuto e vincente delle vestali: Puglisi e Giannini, da poco militanti nello stesso partito, il Pd. Ilari all’ascolto delle butade dell’imbonitore. In mezzo Faraone.

    La kermesse è stata celebrata nella totale indifferenza all’“ascolto”, intollerante delle numerose voci di dissenso che anche ieri si sono alzate. Fuori: un gruppo di docenti dell’Usb, allontanati con la “persuasione” dalle forze dell’ordine, due dei quali portati in questura, identificati, perché intenti ad un atto sovversivo:volantinavano. Dentro, un altro gruppo è stato “silenziato” con metodi altrettanto persuasivi, come dimostrato dalle telecamere.

    Non è la prima volta che accade. Nessuno disturbi il grande lavoratore; nessuno si opponga al nuovo che avanza. I padroni del Parlamento e dei media continuano a negare la verità. Lo fanno con una retorica ricorrente, quella che sta consentendo al premier di offuscare con perizia indiscussa, oltre al pensiero divergente, anche quel po’ di coscienza critica che permane nel nostro Paese.

    Ai docenti che chiedevano di essere ascoltati, Renzi ha risposto: “Stiamo facendo questo esattamente da sei mesi. Adesso tocca a noi, poi casomai prendiamo un caffè”. Sempre scanzonato, falsamente democratico, lascia passare messaggi falsi. Falsi perché non c’è alcuna traccia di quello che il premier e le sue vestali sanno già perfettamente. Si è parlato di decreto legge e di legge delega, entrambi da rendere pubblici durante la settimana. Ma i contenuti dell’uno e dell’altra (a parte la questione della stabilizzazione del precariato) rimangono top secret, alla faccia della trasparenza e della condivisione. Tutto blindatissimo.

    Si è trattato, casomai, di una scenografia funzionale alla celebrazione dell’anno di vita del governo e a scrivere “scuola” sull’agenda dell’autopromozione mediatica. Fiumi di parole, nessuna certezza, nessun contenuto: slogan, al solito. Retorica, merito, assunzioni. Probabilmente nelle segrete stanze (quelle dalle quali questo autoreferenzialissmo governo dichiara – ma dichiara solo – di voler emancipare qualsiasi atto riguardante la scuola) stanno ancora discutendo. “Chi ha idee le tiri fuori” ha detto Renzi.

    Il comitato per il sostegno alla legge di iniziativa popolare “Per la Buona scuola per la Repubblica) non solo ha delle idee (una proposta alternativa, un articolato da contrapporre alla riforma Renzi, scritta sul pdf La Buona Scuola), ma le ha anche tirate fuori: al momento la Lip-scuola è un disegno di legge, depositato presso le commissioni cultura di Camera e Senato e che attende di essere calendarizzato. Ma il governo non ascolta.

    Le idee sono state tirate fuori anche da centinaia di collegi docente, che si sono pronunciati contro la proposta del governo, che le ha ricevute in posta certificata, ma ha fatto finta di nulla. “Chi viene qui a fare pagliacciate per lo scopo di avere uno spazio in Tv”: così ha apostrofato i docenti che tentavano di essere ascoltati (a proposito di pagliacciate: il famoso apologo della pagliuzza e della trave nell’occhio…). È facile con un microfono in mano, un apparato scenografico senza precedenti, quasi tutti i media compiacenti, un gruppo di accoliti strettamente avvinghiati al carro del (per ora) vincitore, una opposizione solo di maniera all’interno del proprio partito, apostrofare così chi, con tutti i mezzi legittimi, sta tentando di dare voce al dissenso.

    Parlano di ascolto. Ma è un ascolto condizionato, riservato solo a chi dice sì.
    In un paese normale, però, cose del genere non dovrebbero accadere. Se la nostra assuefazione è tale da non farci rendere conto del bubbone che sta rendendo la nostra una democrazia solo di facciata; se la nostra inerzia è tale da impedirci di indignarci – ieri come in tanti altri casi – per l’uso della forza pubblica per bloccare il legittimo dissenso, allora vuol dire che stiamo perdendo ogni speranza di uscire dal guado mefitico in cui siamo impantanati da una ventina d’anni. Troppi, ormai.
    Continuare a tollerare il gap sistematico e sistematizzato tra parole e fatti; la forzatura intenzionale delle pratiche democratiche (a questo proposito si veda l’appello contro l’uso del decreto legge per materie che non abbiano i requisiti dell’urgenza e della necessità); l’uso delle forze dell’ordine per silenziare il dissenso democratico non ci porterà lontano. Chiediamo alle forze politiche ancora in grado di costituire opposizione di aiutarci a difendere il nostro diritto al dissenso.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/23/renzi-la-messa-in-scena-dellascolto-sulla-riforma/1449069/

  19. Matteo CURCIO
    2 marzo 2015 at 3:44

    SOTTOSCRIVO!!!

    • admin
      2 marzo 2015 at 9:52

      grazie1

  20. Vincenzo Pascuzzi
    2 marzo 2015 at 15:33

    Perché un mese fa irridevano senza scriverne, da quando poi la FLC-CGIL, Gilda, UNICOBAS, altre associazioni professionali e sociali e tante personalità della cultura, della ricerca ma anche tanti docenti, studenti, genitori hanno dichiarato di volerla difendere, da quando il gruppo parlamentare trasversale che la sostiene comincia ad allargarsi …..

    CHI HA PAURA DELLA LIP?

    di Cosimo De Nitto – 2 marzo 2015 – 12:56

    Dicono che la LIP è “vecchia”, “vuol portare la scuola agli anni ’70”, “è contro la dirigenza” e quindi, per necessaria deduzione(???) sarebbe “contro l’autonomia”, “non vale niente” e quindi “non vale la pena leggerla”, questo il j’accuse. C’è da chiedersi, perché allora scriverne in toni così allarmati, da panico quasi? Perché tanta violenza verbale contro chi la sostiene? Perché un mese fa irridevano senza scriverne, da quando poi la FLC-CGIL, Gilda, UNICOBAS, altre associazioni professionali e sociali e tante personalità della cultura, della ricerca ma anche tanti docenti, studenti, genitori hanno dichiarato di volerla difendere, da quando il gruppo parlamentare trasversale che la sostiene comincia ad allargarsi e per la prima volta nella storia repubblicana una Legge di Iniziativa Popolare “rischia” di fare il percorso parlamentare e quindi di imporsi all’attenzione e alla discussione nel Paese, perché da allora tutti questi si sono svegliati e improvvisamente hanno scoperto il nemico pubblico numero uno, la LIP, che impedisce il realizzarsi delle “magnifiche sorti e progressive” della Buona scuola di Renzi e gli stanno dando fretta perché sono preoccupati per la discussione seria che la LIP sta provocando in quote crescenti di insegnanti, esperti, genitori, studenti?

    Finora accuse infondate solo da parte di alcuni dirigenti, o ex tali, ai quali è stato fatto credere, e loro senza paura di conflitto di interessi lo credono volentieri, che la scuola ruota intorno a questa loro figura di dirigente-manager, anzi si identifica con questa figura così concepita, monocratica e assoluta, come il sistema solare ruota intorno al sole ed essi sarebbero il sole. Ma la LIP crede che un’altra dirigenza è possibile, più vicina alla scuola, agli insegnanti, alla comunità per sostenere la didattica e la qualità della stessa, per essere d’aiuto nel rimuovere gli ostacoli, per sostenere la ricerca, la sperimentazione, l’innovazione. Una dirigenza che gratificherebbe professionalmente la stessa figura, e farebbe passare in secondo piano gli obblighi amministrativi, funzionariali, burocratici. E invece: l’insegnamento/apprendimento? Docenti, studenti, famiglie? Solo satelliti periferici, variabili dipendenti che esistono solo in quanto illuminate e vivificate dal nucleo centrale, dal sole, dall’elemento che solo ha valore e dà valore al sistema: il dirigente-manager. La LIP ha un’altra idea di scuola, concepisce la scuola come bene comune e costituzionale, diritto primario della collettività, comunità educativa ed educante che non può essere a misura di questa o di quella figura, anzi, essa ha una priorità ontologica, di significato e di finalità nell’insegnamento/apprendimento senza il quale non si può neppure parlare di scuola. Idee da anni ’70? No, idee sempre valide, avveniristiche, utopiche persino, se consideriamo come hanno ridotto la scuola e come vogliono stravolgerla assumendo modelli che non appartengono alla nostra storia e si sono già dimostrati fallimentari dove sono stati applicati.

    Si scriveva di attacchi e critiche “solo” da parte di alcuni dirigenti perché Renzi e il suo cerchio magico si guardano bene persino dal nominare la LIP, hanno paura che in un confronto aperto, pubblico le persone possano conoscerla e possano sceglierla come alternativa politica e culturale della sua “Buona Scuola”, sintesi e realizzazione delle politiche scolastiche peggiori dal dopoguerra ad oggi.

    La LIP è “vecchia” sì, nel senso che raccoglie le migliori tradizioni pedagogiche, didattiche e culturali della storia della nostra scuola, fonda su di esse la lettura e l’interpretazione dei bisogni attuali di chi entra in aula tutti i giorni, non basta, è un progetto complessivo di ampio respiro che guarda al futuro della scuola ma anche della società.

    http://www.retescuole.net/senza-categoria/chi-ha-paura-della-lip

  21. Vincenzo Pascuzzi
    6 marzo 2015 at 7:03

    Voi politici, voi che inseguite i vostri interessi, dimentichi del servizio dovuto all’Italia, restituite immediatamente la scuola agli insegnanti, rendetela vivibile e significativa per gli alunni. E già che ci siete: dimettetevi subito!

    E ACCANTO A BRUNETTA SI MATERIALIZZA LA GELMINI. ECCO A CHI VIENE RI-CONSEGNATA LA SCUOLA

    di Caterina Altamore – 3 marzo alle ore 21.54

    Delusa e amareggiata, osservo, mentre sulla scuola si addensano nubi inquietanti, cupe, dense di incertezza.

    In chi abbiamo riposto fiducia? (in chi ho posto fiducia)
    Attesa e fiducia sono state tradite, ancora una volta, da una folata di inutili parole.
    Fino a poche ore fa, nell’aria si sentiva la sintesi delle promesse e delle azioni fatte:
    le consultazioni, le email, i telegrammi, i ragionamenti, le assemblee:
    Quante fatiche per affrontare lunghi e interminabili tour de force per riuscire ad essere presenti e partecipare attivamente ad un numero infinito di convegni e di assemblee!
    E poi le dichiarazioni sulla buona scuola: “Abbiamo ascoltato tutti: docenti, dirigenti, panettieri, commercialisti, precari, benzinai …proprio tutti!
    In un attimo, tutto è stato spazzato via.
    Nel nulla …
    Adesso la palla è passata nelle mani di Brunetta, di colui che ha offeso pubblicamente gli insegnanti, insultandoli e chiamandoli “la peggio Italia” (che questi insegnanti fossero o no precari fa poca differenza. I precari sono “docenti”: offendendo loro si offendono tutti. Questo Brunetta deve saperlo. Non glielo ha ancora detto nessuno???).
    E accanto a Brunetta si materializza la Gelmini.
    Come dire: la “peggiore politica dell’Italia”. Ecco a chi viene ri-consegnata la scuola (dopo avergliela tolta!).
    Che vergogna!!!
    Che umiliazione per chi ha sempre agito con coerenza.
    E per l’ennesima volta, mio malgrado, mi trovo a ripetere “IO NON CI STO!”
    Non ci sto a questo gioco al ribasso.
    Non ci sto a distruggere la scuola.
    Voi politici, voi che inseguite i vostri interessi,
    dimentichi del servizio dovuto all’Italia,
    restituite immediatamente la scuola agli insegnanti,
    rendetela vivibile e significativa per gli alunni.
    E già che ci siete: dimettetevi subito!

    https://www.facebook.com/caterina.altamore

  22. Vincenzo Pascuzzi
    8 marzo 2015 at 8:11

    l’unico punto fermo dello scenario è stata la quantità decrescente delle risorse dedicate al sistema dell’istruzione (inclusa l’università) a livelli di penuria che hanno pochi riferimenti all’estero.

    L’ISTRUZIONE SENZA RISORSE E LE PRIORITÀ DA RIDEFINIRE

    di Giorgio Israel – 7 marzo 2015

    L’unica cosa chiara della vicenda della riforma della “buona scuola” è che quella che era stata indicata fin dai primi giorni del governo Renzi come una delle priorità assolute sta passando in seconda, terza o quarta linea. Sarebbe facile parlare di una sconfitta dei propositi decisionisti e dell’ottimismo che li ispirava, ma forse, a mente fredda, sarebbe meglio considerare questi passi indietro come una necessaria resa al buon senso e al realismo. Quando una problematica è stata resa troppo complicata – al punto che qualcuno considera addirittura la scuola italiana come irriformabile – credere di poterne uscir fuori con il metodo del taglio dei nodi gordiani, è un’illusione. Per anni – diciamo pure per decenni – la scuola italiana è stata sottoposta a una valanga di interventi parziali, di “sperimentazioni” avventate e anche da riforme complessive, come quella Moratti, il cui impianto fortemente ideologico ha suscitato tante critiche e diffidenze da non farle mai diventare operative, con il solito sistema di bloccarne i decreti attuativi.

    Frattanto, i problemi non hanno fatto che aggravarsi e incancrenirsi, in un va e vieni di decisioni dettate da pressioni corporative e da interessi elettorali, spesso in contraddizione tra loro a seconda dell’avvicendarsi dei governi, in particolare per quel che riguarda il problema del precariato, con la chiusura e la riapertura delle graduatorie che hanno gonfiato a dismisura e mai svuotato secondo un piano organico il serbatoio degli “aventi diritto”. E tutto ciò è avvenuto mentre l’unico punto fermo dello scenario è stata la quantità decrescente delle risorse dedicate al sistema dell’istruzione (inclusa l’università) a livelli di penuria che hanno pochi riferimenti all’estero. In queste condizioni, pensare di risolvere tutto d’un colpo, con le modeste risorse disponibili, o addirittura a risorse ancora decrescenti, era ed è una pia illusione. Qualcuno nel governo aveva avventatamente motivato il ricorso al decreto legge d’urgenza come un modo per non cacciarsi nella “palude” del parlamento. Ora si parla di voler mostrare una maggiore attenzione per questa “palude”, ma sarebbe meglio riconoscere che imboccando la linea delle riforme radicali significherebbe cascare dentro una palude ben più pericolosa e capace di inghiottire i più esperti esploratori. Di fronte a un terreno ridotto a sabbie mobili la scelta più saggia è procedere a piccoli passi, sondando il terreno, seguendo un piano preciso (soprattutto se si ritiene di avere di fronte a sé un tempo di governo abbastanza lungo) e chiamando i vari attori a un atteggiamento responsabile che accetti di contemperare le varie esigenze.

    Pensare di risolvere il problema dei precari d’un sol colpo è velleitario: ci permettiamo di dubitare che persino al ministero non abbiano un’idea del tutto precisa dei numeri e dei vari “diritti”. Inoltre – teniamo sempre sullo sfondo la questione delle risorse fisse o decrescenti – scegliere questa via significa chiudere la porta ai giovani per i prossimi dieci e venti anni, costruendo una scuola di insegnanti anziani, in barba agli slogan giovanilisti. Sette anni fa, quando si procedette a una profonda revisione del processo di formazione degli insegnanti (con il TFA, Tirocinio Formativo Attivo), la prospettiva che sembrava ineludibile, anche se avrebbe creato scontentezze da tutti i lati, era un immissione graduale dei precari assieme a una immissione numericamente pari di nuove leve. Poi si è fatto di tutto per scassare e rendere ridicolo il nuovo sistema senza affrontare in modo organico e metodico il problema delle graduatorie, e ora ci ritroviamo daccapo. Non sarebbe meglio prendere atto che non esiste alcuna altra via ragionevole.

    Anche senza prendere posizione sul tema del finanziamento delle scuole paritarie è fin troppo facile osservare che in una situazione di carenza di risorse – che vede scuole il cui tetto cade a pezzi, con i bagni rotti e senza i quattrini per la carta igienica – spostarne a favore delle scuole paritarie rischia di attizzare una polemica devastante che alla fine sfocerà in un conflitto tra laici e cattolici di cui non v’è affatto bisogno. È ben vero che le scuole paritarie hanno in certi casi un ruolo di supplenza, ma questo accade soprattutto a livello delle scuole dell’infanzia e delle primarie per cui, non aumentare o addirittura diminuire – tramite il proposito sconsiderato di tagliare di un anno i licei – significa lasciare andare allo sbando le scuole superiori, ancora prevalentemente statali. Insomma, molti propositi possono essere eccellenti, ma se non vi sono risorse e se, addirittura, si mette in opera una cosmetica che nasconde malamente altri tagli, è meglio guardare la realtà in faccia, essere sinceri, dire che i quattrini non ci sono – o non si vogliono dare – per l’istruzione e definire una scala di priorità.

    Lo stesso discorso vale per i numerosi altri temi affrontati dal progetto della “buona scuola”. Anche qui tralasciamo di entrare nel merito di certi propositi che, a nostro avviso, sono largamente discutibili: non basta parlare di “merito” perché ciò sia necessariamente un bene, se la promozione e la verifica del merito sono mal congegnate e rischiano di dar luogo a fenomeni clientelari. Il punto – ancora una volta – è un buon sistema di valutazione costa, e non poco e tanto più viene realizzato con i fichi secchi tanto più si adatta soltanto a nozze di infima categoria. Nessuno vuole nascondere l’esistenza di strati di docenti mal preparati e poco disposti ad aggiornarsi e a impegnarsi: ma l’impegno deve consistere nel mostrare buone competenze nell’insegnamento delle materie di base che qualificano una buona scuola, come la matematica, l’italiano, le scienze, la storia, e non nel mascherare l’incompetenza dietro un attivismo nel promuovere i cosiddetti “progetti” che spesso consistono nel trasformare una lezione di storia o geografia in una chiacchierata a ruota libera su temi di attualità.

    Un discorso analogo vale per l’insegnamento delle lingue straniere e in particolare dell’inglese. Tutti sanno che abbiamo pochi insegnanti di inglese davvero competenti (per non dire delle altre lingue). Qual è allora il senso, anziché di adoperarsi a potenziare questa che è la vera priorità lanciare il progetto dell’insegnamento in lingua inglese di una materia nell’ultimo anno delle superiori per poi ammettere che non esiste personale adatto a farlo, e trasferire il proposito al quarto e quinto anno delle elementari? È un modo di procedere che assomiglia troppo allo smercio di perline per incantare gli sprovveduti. Potremmo aprire un discorso analogo sull’edilizia scolastica, lanciata con gran rullo di tamburi e da tempo ferma al palo.

    Sarebbe quindi importante per il bene del paese, della sua scuola (e anche per la salute del governo) cogliere l’occasione di questo passo indietro per una riflessione ispirata al realismo e al buon senso che parta da una chiarezza estrema sul punto cruciale: quali risorse si vogliono mettere nella scuola? E di qui passare alla definizione di una scala di priorità.

    http://gisrael.blogspot.it/2015/03/listruzione-senza-risorse-e-le-priorita.html

    http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=3LAX8D&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

  23. Vincenzo Pascuzzi
    10 marzo 2015 at 8:07

    Mai la Scuola” azienda” , diretta da”consigli di amministrazione” e condizionata da impostazioni ideologiche predefinite sarà più libera della Scuola di tutti.

    LETTERA APERTA DI SIMONETTA SALACONE
    ex preside scuola Iqbal Masih

    “Ho lavorato per 43 anni nella scuola di Stato, prima come docente di scuola elementare, poi, per 21 anni, come direttrice didattica e, per i restanti 10 anni, come dirigente scolastica in scuole della periferia romana.
    Ho anche svolto, per incarico del Ministero, per cinque anni, il compito di Presidente dell’Istituto Regionale per la Ricerca la Sperimentazione e l’Aggiornamento Educativo (IRRSAE) del Lazio.
    Ho fondato, con colleghi dirigenti e docenti degli Istituti di Roma Est una Rete di circa trenta scuole, tuttora viva ed operante, per favorire la continuità fra ordini e gradi di scuola, per promuovere l’innovazione, la pratica della ricerca didattica e la diffusione di esperienze educative efficaci.
    Ho diretto una Scuola a tempo Pieno della periferia romana a cui le amministrazioni locali e tanti genitori si sono rivolti, sia per la qualità dell’offerta formativa che per la disponibilità ad affrontare situazioni problematiche (disabilità, disagio sociale, integrazione di migranti).

    Ho tutte le carte in regola per giudicare l’impegno che le docenti e i docenti profondono quotidianamente per educare i bambini e i giovani loro affidati, utilizzando la cultura disciplinare, le competenze psico-pedagogiche, le personali attitudini alla relazione di ascolto e cura.
    Ritengo che non si debba permettere ad uno screditato Presidente del Consiglio un giudizio pesantemente offensivo verso l’Istituzione alla quale la Costituzione affida il compito di formare cittadini, competenti, critici, aperti, collaborativi.
    Nella Scuola di tutti, quella statale, operano in piena libertà culturale, docenti di diversa formazione e provenienza culturale, i quali non “inculcano valori”, ma educano, istruendo e trasmettendo saperi disciplinari, con l’unico orizzonte valoriale che accomuna tutti: quello contenuto nella prima parte della Costituzione italiana, dove sono definiti i Principi Fondamentali su cui si fonda la Repubblica democratica .
    Nella mia lunga esperienza professionale ho sperimentato che i docenti migliori sono quelli che sanno accogliere le diversità, mettersi in discussione, confrontarsi collegialmente, senza nascondere le proprie idee, ma anche senza imporle come verità assolute a colleghi e alunni.

    Nella scuola di stato, quella aperta a tutti, c’è posto, laicamente, per opinioni, idee e anche fedi diverse.
    Niente è assoluto, se non il valore dell’uguaglianza dei cittadini e la loro” pari dignità, sociale di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali” (art.3).
    Poiché “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”(art. 33) ogni docente sa che non deve trasmettere certezze dogmatiche.

    La conoscenza è aperta a tutte le possibili scoperte.
    Apprendere deve voler dire anche mettere in crisi precedenti certezze perché è così che si cresce, senza paura di confrontarsi con il nuovo e il non ancora conosciuto. Una buona scuola aiuta bambini e adolescenti a confrontarsi con idee e culture diverse, a incontrare altre narrazioni e miti fondanti diversi da quelli della cultura a cui si appartiene, a trovare, attraverso lo studio e la ricerca, nuove e sempre più efficaci risposte alle domande che la complessità del mondo richiede.
    I docenti e le docenti migliori sono quelle e quelli che, senza nascondere le proprie convinzioni, operano con onestà intellettuale, confrontandosi con chi la pensa in modo diverso e ponendo le proprie opinioni come risposte possibili e personali, ma mai assolute.

    Nessun docente capace ed onesto “inculca” idee negli alunni.
    Nella mia lunga esperienza professionale ho potuto apprezzare l’impegno e la libertà di pensiero di tanti insegnanti credenti, non credenti, di diversa formazione culturale e politica, più o meno impegnati nel sociale, tutti, però consapevoli della ricchezza che solo il pluralismo delle idee porta nella crescita culturale della società e dei giovani in formazione.
    Con i tantissimi docenti preparati, colti e professionalmente capaci di interrogarsi criticamente e anche di discutere animatamente su temi educativi e su riforme ho avuto splendidi rapporti professionali.
    Non ho stimato quelli, per fortuna rari, che nascondono le proprie idee dietro un comodo e pigro conformismo, o che, per piaggeria o per desiderio di carriera, si adeguano alle idee dell’autorità del momento o rispondono, come servi sciocchi, alle richieste delle famiglie che, perché pagano, si assumono il ruolo di “datrici di lavoro”.

    Mai la Scuola” azienda” , diretta da”consigli di amministrazione” e condizionata da impostazioni ideologiche predefinite sarà più libera della Scuola di tutti.
    Prego tutti i genitori che hanno fatto l’esperienza della ricchezza della scuola di tutti e che per i propri figli hanno scelto una scuola “libera” e non condizionata da indirizzi confessionali o ideologici di far sentire la propria voce e di spiegare al nostro Presidente del Consiglio che si fregia di essere un “liberale” che la scuola pubblica statale è scuola di democrazia e di pluralismo e che la partecipazione sociale è la condizione che ne garantisce la funzione sociale e la libertà.”

    Appello della Rete degli studenti
    (01 marzo 2011)

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/03/01/news/la_lettera_-13061302/?fb_action_ids=960938707263063&fb_action_types=og.recommends&fb_ref=s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like

  24. Vincenzo Pascuzzi
    12 marzo 2015 at 8:27

    LA LIP, HEIDI E FERNANDO ALONSO / QUESTO MONDO CHE ADULTIZZA PRECOCEMENTE

    A noi importa avere il tempo per seguire bambini e bambine in questo mondo che li adultizza precocemente, che li costringe a ritmi e ad apprendimenti stereotipati sbattendoli davanti a uno schermo, purché sia schermo, li costringe alla bidimensione togliendo loro la tridimensione, l’uso delle mani e del corpo,….

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    LA LIP, IL VILLAGGIO DI HEIDI E IL TRISTE CASO DI FERNANDO ALONSO

    di Aluisi Tosolini – 9 marzo 2015

    Atto 1583, presentato al Senato della Repubblica il 2 agosto 2014.

    Si tratta, come certo i lettori sapranno, della Legge di Iniziativa Popolare sulla scuola (Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia) di cui molto si discute in questo periodo.

    Del resto la LIP viene presentata dai suoi fautori proprio come la vera “buona scuola” in opposizione a quella di Renzi (http://lipscuola.it/).
    Le discussioni si sono fatte più accese in particolare da quando la FLC-CGIL, per bocca del suo segretario nazionale Pantaleo, ha messo tutto il peso dell’organizzazione sindacale sul piatto della LIP. Ovviamente ognuno può farsi l’idea che vuole e credo che, in ogni caso, la discussione sul presente e sul futuro della scuola sia sempre utile. E ancora meglio se molto partecipata. Ancora meglio se si concordasse su fatto di destinare il 6% del Pil al sistema della formazione. E’ per questo ho letto con grande attenzione il testo della proposta di legge presentata alle Camere.
    E qui mi permetto di esprimere alcune riflessioni.

    Il villaggio di Heidi

    Una persona a me molto cara, che vive e lavora in Giappone, anni fa mi stupì raccontandomi che in molti viaggi turistici organizzati per i giapponesi in visita all’Europa è inserita anche una meta molto particolare: il villaggio di Heidi ! Pensavo mi prendesse in giro ma così non è: il paesino di Maienfeld, in Svizzera, ospita infatti la “casa originale di Heidi“, il “Museo dedicato alla scrittrice Johanna Spyri” che inventò Heidi, un negozio di paese e di souvenir pieno di souvenir di Heidi e l’ufficio postale più piccolo della Svizzera con timbri speciali del paese di Heidi (chi non ci credesse clicchi qui).

    Non è il caso di sottolineare il potere dei cartoni animati e della TV e neppure il rischio di mettere sullo stesso piano – nella testa dei turisti – Venezia, Firenze, Parigi e Maienfeld.
    Eppure, leggendo la LIP, mi è tornata in mente la vicenda di Heidi e del suo stupendo e tranquillissimo paesino, con il nonno, le caprette, i panorami alpini, la sigla (chi non potesse vivere senza e la volesse riascoltare clicchi qui).
    Ma perché Heidi e il suo villaggio? Perché tutto nella Lip richiama il lindo nitore dell’alpestre paesino, lontano dal mondo, sereno, senza nubi e inquinamento: una scuola autocentrata in cui quasi tutto avviene all’interno del sistema educativo senza grandi connessioni con il mondo esterno.
    Una scuola dove si torna ad avere quei bei sani programmi (art. 14) di una volta: definiti dal centro e spediti in tutte le periferie (strana richiesta per chi sostiene, ad esempio, che – art. 5 comma 2 – “Nell’ambito della scuola di base, il contesto educativo si basa sulla relazione, strumento e fine di ogni apprendimento”. Se così è, a che servirebbero i programmi? E poi siamo proprio sicuri che la relazione sia strumento e fine di ogni apprendimento?).
    Ma Heidi mi è appalesata ancor meglio scorrendo il comma 4 dell’art. 14 dove si dichiara che, mentre una commissione di docenti ed esperti prepara i “nuovi programmi”, torneranno in vigore quelli vecchi: del 1991 per la scuola dell’infanzia, del 1985 per le elementari, del 1979 per le medie.
    Per le superiori non è detto ma, leggendo l’articolo 29 sulle abrogazioni, non è difficile capire come il rischio sia quello di tornare, almeno per qualche anno, ai programmi Gentile del 1923.
    Insomma, un rassicurante salto indietro. A quando (…come qualcuno vuol far credere) le scuole funzionavano davvero…. E tutti erano felici e cantavano in coro Heidi, Heidi, Heidi….

    Il triste caso di Fernando Alonso

    Non si creda stia irridendo la LIP: le classi delle antiche magistrali, dove un tempo insegnavo Pedagogia e Filosofia, ogni anno adottavano una sigla di un cartone animato come inno di classe. E girando per i corridoi lo cantavamo a squarciagola, tra lo sconcerto di colleghi, altri alunni e preside. E per molti anni il nostro inno fu Heidi !!!!

    Del resto ho iniziato a insegnare nella primavera del 1980, e proprio in una scuola media di “frontiera”.
    E so bene, quindi, cosa voglia dire discutere e provare ad applicare le nuove ed innovative norme che in quegli anni venivano pubblicate. Penso alla legge 517 sui disabili, ai programmi del 1979 delle medie. Ai programmi del 1985 per le elementari (su cui vinsi il concorso da maestro).

    Ed è qui che mi viene in aiuto Fernando Alonso.
    Come certo saprà chi segue cose sportive, il campione di Formula 1 ha avuto un incidente sul circuito di Montmelò alle 12,36 del 22 febbraio. Per settimane si è discusso su cosa sia effettivamente successo. Alcuni media spagnoli hanno anche suggerito che la possibile causa dell’incidente sia stato uno choc elettrico che ha causato nel pilota una amnesia. Pare, dicono i bene informati, che la memoria di Fernando Alonso per una decina di giorni si sia fermata la 1995. Ecco, leggendo la LIP ho avuto la stessa impressione.

    Non la farò tanto lunga. Mi basta qui segnalare come la proposta di legge non lasci in alcun modo intravedere che il mondo, dal 1985 ad oggi, è cambiato. E di molto.
    Ad esempio: gli alunni stranieri per la LIP sono sempre migranti, mai cittadini non italiani di seconda generazione (quindi tutto fuorché migranti, visto i figlio di un immigrato non è…. un immigrato). Oppure, ed è eclatante, non ho trovato traccia alcuna, nella proposta di legge, dell’esistenza delle reti, del digitale, dell’informatica, dei processi di globalizzazione che stanno cambiando alla radice i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze di oggi. Nulla: come se questo mondo non esistesse.
    Come se gli estensori avessero subito stessa, triste, vicenda di Alonso: tornati agli anni ’80/90 del secolo scorso. Dove il divorzio tra potere e politica era solo agli albori. Oggi invece – come segnala lucidamente Bauman – tale separazione è totale, assoluta, inconfutabile.
    Così, come scrive nel recentissimo saggio “Stato di crisi” (Einaudi 2015), lo stato, e le sue istituzioni (ergo anche a scuola), non sono altro che i cestini dei rifiuti delle crisi globali. Il mondo globale rovescia sulle città (e sulle scuole, per stare a noi) crisi e problematiche non gestibili in alcun modo a livello locale.
    E’ il caso dei processi migratori.
    E’ il caso dell’ambiente.
    E’ il caso dell’economia di rapina che riduce tutto e tutti, come dice Papa Francesco, a “scarti”. Rifiuti, appunto.

    Ma di tutto ciò non vi è alcuna consapevolezza dentro la LIP.
    E non vi è alla radice: quando si dice e si scrive che “Non può esserci democrazia se non c’è una scuola democratica, non può esserci una scuola democratica se non c’è democrazia” l’affermazione è – in vitro – corretta e condivisibile. Peccato sfugga la determinazione del termine “democrazia”: si intende paese?, Nazione?, Città? E’ vero che non esiste scuola democratica se non c’è democrazia e viceversa. Peccato che oggi la democrazia sia in crisi (crisi radicale) proprio a livello di società locale/globale. E la cura, purtroppo, non sarà la scuola da sola. Meno che meno se afflitta dalla sindrome Alonso.

    Rileggendo Paulo Freire

    Insomma la LIP, a mio parere, ha il grande problema di non fare i conti con la contemporaneità.

    Con la storicità. Con l’oggi ed i suoi cambiamenti velocissimi e repentini.
    Dicevo: come lo smemorato Alonso la LIP vive in un mondo in cui non esiste ciò che potremmo sintetizzare con il termine informatica. E quindi forma cittadini per un mondo inesistente. Mi torna alla mente una affermazione di Paulo Freire – uno dei massimi pedagogisti del ‘900 che certo gli estensori della LIP annoverano tra i propri riferimenti culturali e pedagogici.
    Ebbene, Freire, nel 1984 (dico 1984 !!!!!!) scriveva (Sobre educação: diálogos, Rio de Janeiro, Paz e Terra, 1984):

    Un educatore che non si preoccupa di cosa si può fare oggi con l’informatica, non sta all’altezza del suo tempo e pertanto non deve insegnare

    E forse anche, prima di proporre leggi sulla scuola, dovrebbe almeno superare lo choc del povero Alonso.

    Un saluto

    Aluisi Tosolini

    http://www.tecnicadellascuola.it/blog-home/la-lip-il-villaggio-di-heidi-e-il-triste-caso-di-fernando-alons.html

    +++++++

    QUESTO MONDO CHE ADULTIZZA PRECOCEMENTE BAMBINI E BAMBINE

    di Claudia Fanti – 10 marzo alle ore 20.40

    Peccato che noi si sia ai tempi della Gelmini! Maestro unico, compresenze bruciate, tempo pieno inesistente, in pratica un ritorno alle attività integrative per arrivare alle 40 ore. Ma egli sa che cosa è la scuola ora? Mi pare di no.

    Ebbene, egli sa che il tempo è un valore perfino per La buona scuola che poi lo vorrebbe frammentato in tante materie aggiunte, magari sottratte alle maestre che poarelle si trovano nella realtà dei paesini di Heidi con bambini che hanno molto meno della fanciullina? Molto meno in termini di esperienze e di vocaboli? Lo sa?

    Forse i suoi nipotini e le sue nipotine saranno nativi digitali, ma molti tra i nostri non sanno come si sta seduti a tavola, cosa e come mangiare. E pochi hanno un pc. Lo sa?

    E lo sa che tanti bambini di città che per lo più se ne stanno in casa dopo la scuola, pensano che un pulcino abbia quattro zampe e che la lana cresca sugli alberi?

    A noi poco importa se i programmi si chiamano programmi o indicazioni. A noi importa avere il tempo per seguire bambini e bambine in questo mondo che li adultizza precocemente, che li costringe a ritmi e ad apprendimenti stereotipati sbattendoli davanti a uno schermo, purché sia schermo, li costringe alla bidimensione togliendo loro la tridimensione, l’uso delle mani e del corpo, che li vuole sportivi senza neppure lasciar il tempo di fare conoscenza del corpo nelle situazioni da cortile, senza più far vivere loro il davanti, il dietro, il sotto, il sopra, il prima e il dopo di esperienze reali, concrete, magari proprio quelle vissute da Heidi.

    http://www.aetnascuola.it/la-lip-heidi-e-fernando-alonso-questo-mondo-che-adultizza-precocemente/

    • admin
      12 marzo 2015 at 20:25

      gentile Vincenzo, grazie per le segnalazioni. La prossima volta può inviarcele tramite mail, le diffonderemo su facebook. Meglio diffonderle sui social piuttosto che come commenti agli articoli
      grazie e buonaserata

  25. domenico fiocchetti
    11 aprile 2015 at 22:43

    Questo DL è solo un modo mascherato per tagliare ancor di più fondi alle scuole, concentrando tutto il potere decisionale in mano a pochi soggetti, qualunque essi siano dirigenti presidi ecc.. che potranno addirittura decidere sul futuro di insegnanti in base a valutazioni personali momentanee, che non rispecchierebbero il valore intero di una carriera. Renzi che non è il Governo inteso come organo eletto democraticamente, non portando in parlamento una materia cosi’ importante utilizzando un DL sta operando con metodica irregolare in stile dittatoriale. Quindi URGENTE NECESSITA CHE LEI SIG. PRESIDENTE INTERCEDA e porti in Parlamento ciò che deve essere discusso ed approvato in nome del POPOLO SOVRANO.

  26. Giancarlo Pignataro RSU
    19 maggio 2015 at 8:06

    Il Collegio dei Docenti del Liceo Scientifico – Liceo Classico e Liceo Scientifico con opzione Scienze Applicate “FEDERICO QUERCIA” DI MARCIANISE si è riunito il 18 maggio 2015 ed ha approvato il documento che sintetizza in 17 punti la disamina (iniziata già in altri consessi e da diverso tempo) del DDL n. 2994, “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”, presentato dal Governo alla Camera dei Deputati l’11 maggio U.S.
    A seguito di ampia discussione, i docenti di questo collegio esprimono a maggioranza una valutazione fortemente negativa nei confronti del progetto di riforma della scuola del Governo Renzi per le seguenti ragioni:
    1. Tale riforma contrasta con i principi fondamentali della Costituzione Italiana e con gli articoli 33 –“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”- e 34 –“La scuola è aperta a tutti”-. Si ricorda a tal proposito la premessa del discorso del 1955 di Piero Calamandrei che, richiamando l’art. 3 della Costituzione: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”, dichiarò: E’ compito (della Repubblica) di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo – “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” – corrisponderà alla realtà.
    2. Il provvedimento si incentra meramente su aspetti di carattere tecnico-organizzativo-burocratico-economico e promuove un modello di scuola aziendalistico alieno alle necessità concrete degli studenti. Come dimostrato dalla pluriennale esperienza delle norme degli ultimi 15 anni.
    3. Il DDL sembra ignorare quasi del tutto le innumerevoli critiche e proposte elaborate in buona fede da migliaia di docenti e operatori scolastici nella piattaforma governativa on line, cosiddetta della “Buona scuola”, la quale, a questo punto, si rivela per quello che molti paventavano all’inizio, ovvero solo una grande operazione mediatica.
    4. Il DDL prevede la riduzione degli organi collegiali della scuola (Collegio dei docenti, Consiglio di Istituto) a meri organi consultivi, depotenziandoli significativamente, in quanto li priva di ogni potere deliberativo. Ciò comporta l’esclusione della componente studenti e famiglie dal processo decisionale della scuola. Ogni decisione, infatti, non solo organizzativa e amministrativa ma persino pedagogica e didattica è affidata al Dirigente Scolastico (il quale peraltro sarà caricato di enormi responsabilità e senza alcuna tutela).
    5. Il DDL comporta inesorabilmente un rischio in termini di favoritismo e clientelismo poiché prevede che il Dirigente Scolastico scelga i docenti dell’organico funzionale sulla base di criteri discrezionali.
    6. Discutibile l’attribuzione al solo Dirigente Scolastico della facoltà di assegnare ai docenti “meritevoli” una somma, definita “bonus” (art. 11, commi 2 e 3), della cui entità peraltro il DDL non fa menzione. La cosiddetta autovalutazione della scuola verrebbe così a risolversi in un meccanismo premiale rivolto ai singoli docenti con decisione unilaterale ed esclusiva del Dirigente.
    7. La formazione obbligatoria prevista nel DDL, nella misura di 50 ore annuali aggiuntive all’orario di servizio, non prevede alcuna retribuzione salariale e non prevede nessuna possibilità di autoformazione con il rischio di favorire centri di formazione di dubbia qualità. Inoltre non si prevede che il Collegio dei docenti possa esprimersi nella scelta del tipo di formazione necessaria lasciando al Dirigente Scolastico il potere di scelta ed aumentando i rischi di cui al paragrafo precedente.
    8. Il sistema di piani triennali da sottoporre da parte di tutte le istituzioni scolastiche nazionali al vaglio dell’Ufficio Scolastico Regionale e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca comporterà un aggravio burocratico di proporzioni immani. Ogni tre anni le scuole saranno gettate nel caos e le migliori energie si spenderanno per conteggiare burocraticamente posti, risorse, progetti.
    9. Il sistema dell’organico funzionale, così come congegnato, lede i più elementari diritti dei lavoratori, innanzitutto, quelli dei docenti precari (PAS, TFA, 3°FASCIA, GAE) che se non dovessero rientrare nel piano straordinario di assunzioni, verrebbero definitivamente espulsi dalla scuola pubblica.
    10. Ai docenti, sia quelli neoassunti sia tutti quelli che rientrano nelle operazioni di mobilità (compresi i soprannumerari), sarebbe impedita un’effettiva possibilità di mobilità nel territorio nazionale oltre che la possibilità, sancita per qualunque altro dipendente dello Stato, di poter operare una scelta su una sede.
    11. Il trasferimento dalla scuola al “cosiddetto” Albo territoriale comporterebbe così, analogamente alla riforma del lavoro già approvata dal Parlamento, un’imponente precarizzazione della classe docente estendibile anche ai Dirigenti scolastici e al personale ATA.
    12. Del tutto criticabile, inoltre, soprattutto dopo tanta retorica sulla scuola meritocratica, è la facoltà attribuita al DS di poter affidare la cattedra a docenti senza abilitazione che abbiano semplicemente il titolo di studio specifico.
    13. Assolutamente negative sono da valutare le aperture alle sponsorizzazioni di privati, che segnano la capitolazione dello Stato e il suo possibile progressivo disimpegno dalla spesa per la scuola pubblica, già tra le più basse d’Europa. Le sponsorizzazioni dei privati rischiano di generare clientelismi, indebite ingerenze, connivenze, producendo, inoltre, minori introiti per lo Stato (sono previsti dal DDL incisivi vantaggi fiscali) insieme a ulteriori, profonde disparità tra le scuole collocate in territori floridi ed economicamente produttivi e scuole di zone economicamente depresse.
    14. Le donazioni del “5×1000” alle singole scuole accentuerebbero le disuguaglianze socio-culturali tra scuole che insistono su territori diversi, condizionando pesantemente gli esiti scolastici. Sarebbe auspicabile che tali donazioni siano destinate al sistema scolastico nazionale che eventualmente stabilisca dei criteri oggettivi per la distribuzione.
    15. Incostituzionale è la defiscalizzazione delle rette per le scuole paritarie. Fatta salva la libertà di scelta educativa delle famiglie, lo Stato non può stornare parte della fiscalità generale a vantaggio degli istituti privati, sottraendo risorse alla scuola statale.
    16. Nessun riferimento è presente nel DDL riguardo alla spinosa questione del personale ATA, ignorato da questo governo e fatto oggetto di pesanti tagli da quelli precedenti.
    17. Abnormi e senza precedenti sono, infine, le deleghe che il Governo chiede al Parlamento per rivedere praticamente tutta la legislazione scolastica vigente dall’autonomia scolastica al sistema di conseguimento delle abilitazioni, dallo statuto giuridico del personale scolastico alla revisione degli organi collegiali, ai problemi della disabilità e così via, prefigurando un’ulteriore pericolosa compressione delle prerogative del Parlamento e della qualità della democrazia nel nostro Paese.

    Questo Collegio dei docenti pertanto, sulla base dei suesposti elementi, invita (inviando formale copia del presente documento) il Governo e il Parlamento a tenere conto delle innumerevoli proposte di revisione e correzione del sistema nazionale dell’istruzione e della formazione (formulate da più parti, e non da ora, con leggi di iniziativa popolare, interventi sulla piattaforma “La Buona Scuola”, documenti, progetti, sperimentazioni) per elaborare reali e incisive migliorie del comparto scuola da sottoporre al vaglio delle forze politiche e del Governo.
    Marcianise, 18 maggio 2015
    IL COLLEGIO DEI DOCENTI
    Liceo Scientifico
    Liceo Classico
    Liceo Scientifico con opzione Scienze Applicate
    “FEDERICO QUERCIA”
    MARCIANISE

  27. Giancarlo Pignataro RSU
    19 maggio 2015 at 8:10

    DOCUMENTO APPROVATO A MAGGIORANZA NEL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL LICEO “QUERCIA” DI MARCIANISE NELLA SEDUTA DEL 18/05/2015 IN MERITO AL RINVIO DELL’ADOZIONE DEI LIBRI DI TESTO a.s. 2015-2016
    Premesso che la normativa vigente sulle adozioni dei libri di testo prevede che il collegio dei docenti può adottare, con formale delibera, libri di testo ovvero strumenti alternativi, in coerenza con il piano dell’offerta formativa, con l’ordinamento scolastico e con il limite di spesa stabilito per ciascuna classe di corso (art. 6, comma 1, legge n. 128/2013).
    Considerato che il Collegio dei docenti di questo Istituto intende proseguire l’azione di lotta intrapresa per il ritiro del DDL C-2994 “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” detto “La Buona Scuola” ma è determinato a scegliere modalità che abbiano la minor ricaduta negativa su studenti e famiglie.
    Preso atto che la partecipazione massiccia alla protesta non sia sufficiente ad indurre una riflessione da parte degli Organi competenti ma che la stessa può assumere rilevanza solo se vengono insidiati gli interessi economici dei soggetti che ruotano attorno alla scuola (case editrici, agenzie di viaggio, ecc.).
    Il Collegio dei docenti del Liceo “Quercia” delibera di non procedere, in questa seduta, ad alcuna adozione di libri di testo per l’a.s. 2015-2016 e di rinviare la discussione al 20 maggio (data in cui è prevista l’approvazione definitiva del DDL) con l’auspicio che vengano accolte le istanze sollevate riguardo al DDL suddetto.
    Tale proposta accolta dalla maggioranza dei docenti che credono nel valore culturale imprescindibile degli ausili didattici, nasce come risposta al forte disagio suscitato in noi operatori della scuola dal DDL C-2994 “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” in questi giorni all’esame del Parlamento, promosso dal Governo e denominato capziosamente “La buona scuola”.
    Spiace costatare che ormai da troppi anni la professione docente vede aumentare carichi di responsabilità, mansioni e compiti che distolgono i docenti dalla prioritaria azione educativo-formativa. Da anni tutto questo avviene in una scuola che taglia risorse, incrementando soltanto il numero medio di alunni per classe. La professionalità dei docenti della scuola pubblica italiana, con spirito di sacrificio e senso di responsabilità civile e umano, ha già operato con l’intento di mantenere inalterata l’offerta formativa. Ma il fosco scenario che il DDL lascia intravedere ci induce ad affermare con forza e determinazione che a queste condizioni e con queste prospettive non è più possibile andare avanti!
    Non è accettabile che agli insegnanti italiani, ultimi in Europa per retribuzione stipendiale, vengano chiesti ancora una volta sacrifici di tal sorta: ennesimo blocco dell’adeguamento stipendiale (i nostri compensi non coprono neppure l’erosione dello stipendio dovuta all’inflazione!).
    Non è accettabile che al disavanzo finanziario e di bilancio del nostro Paese, che nessuno dubita sia una priorità, venga posta come soluzione, ancora una volta, il taglio delle risorse destinate alla scuola e di quelle di chi nella scuola opera.
    Altre strade possono essere percorse a tale scopo ed evitare che la scuola pubblica italiana sta per esalare l’ultimo respiro.
    La maggior parte delle attività extracurriculari sono ormai a carico delle famiglie, i corsi di recupero sono ridotti a poche ore estive che certamente non possono essere sufficienti per colmare le lacune degli allievi, la sicurezza all’interno degli edifici è spesso compromessa dalla mancata messa a norma di strutture ed impianti e dal numero degli allievi per classe.
    Le scuole, infine, non dispongono più dei fondi finora utilizzati per garantire il diritto allo studio, la partecipazione ai viaggi di istruzione e, in alcuni casi, lo stesso ampliamento dell’offerta formativa.
    Queste scelte, che già nel loro lessico denunciano lo snaturamento di cui la scuola italiana è vittima (il preside è diventato un dirigente, un manager, “offriamo formazione” come un prodotto da banco da supermarket) portano ad un’ingiustizia sociale sempre più marcata e ad una discriminazione sempre più evidente fra chi (molti) versa in difficoltà economiche e chi (troppo pochi) può sostenere il costo di un’istruzione elitaria. La scuola pubblica non è un’industria che plasma la materia per realizzare, ad esempio, un oggetto né tanto meno un centro commerciale, che deve esporre la propria mercanzia in vetrine accattivanti; essa è una palestra dei saperi dove si allenano i cervelli della società del domani con garanzia di mobilità sociale e di libertà di pensiero.
    Certamente dispiace dover porre in essere una protesta che potrà danneggiare altri lavoratori che speriamo comprendano il senso di quest’azione, ma siamo convinti che una presa di coscienza collettiva e trasversale possa incidere sul dibattito pubblico e possa ridare alla scuola l’attenzione che merita e ai ragazzi la possibilità di vedere ripristinato il diritto pieno e non discriminatorio allo studio, come sancito dalla Costituzione Italiana.

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