VEDERE L’ALBERO E NON LA FORESTA

              

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Il Gruppo di Firenze per la scuola del Merito e della Responsabilità ha elaborato una lettera-appello indirizzata al Presidente del Consiglio, alla ministra dell’Istruzione e al Parlamento, con la quale chiede di porre al centro della didattica del primo ciclo scolastico le competenze linguistiche di base. L’appello, sottoscritto da alcune centinaia di docenti universitari – provenienti dai più diversi campi disciplinari, dalla linguistica alla pedagogia, alla matematica, dalla sociologia alla neuropsichiatria infantile, all’economia – richiama alla centralità della lingua italiana: si auspica il raggiungimento “al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti”. Si propone “una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni”, addirittura con rigorosi suggerimenti di verifica: “introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano”.

Non una parola sulle cause di un fenomeno che affonda le proprie radici in un tempo lontano, fatto di tagli progressivi e costanti e di una politica culturale di matrice neoliberista che ha contaminato fino alle fondamenta la scuola italiana, giungendo alla demolizione programmatica,  con la legge 107, senza – peraltro – che la maggior parte dei firmatari si preoccupasse di dire una sola parola sullo scempio che si stava facendo della scuola della Costituzione. Quella che “rimuove gli ostacoli che impediscono lo sviluppo della persona e la partecipazione”, come recita l’art. 3. Quale ostacolo più invalicabile se non un possesso insoddisfacente della propria lingua dal punto di vista lessicale, ortografico, grammaticale e sintattico? Quale barriera più ostativa se non l’incapacità di comprendere un testo?

Le politiche neoliberiste dell’Europa – alle quali le riforme scolastiche hanno aderito acriticamente – hanno dettato tagli agli orari, destrutturazione della continuità didattica e del progetto di tempo pieno e tempo prolungato, “invalsizzazione” degli apprendimenti degli studenti, bando intenzionale del pensiero critico analitico, primato delle competenze sulle conoscenze. Inoltre: dove erano costoro quando si tagliava un’ora di Italiano al biennio della scuola secondaria di II grado? Non abbiamo sentito che poche, debolissime voci.

La scuola italiana ha reagito dignitosamente, ma in solitudine, ad un attacco che l’ha vista bersaglio del licenziamento di massa più impressionante della storia del pubblico impiego (la legge 133/08, la riforma Gelmini), di un’idea pseudo-imprenditoriale che ha creato i progettifici, di uno spostamento di fondi a favore dei diplomifici paritari. Tutto ciò ha modificato il baricentro della scuola, non più luogo della cittadinanza critica per mezzo della cultura. Oggi le riforme dell’intero sistema scolastico si formulano  senza alcun tipo di interlocuzione e confronto democratico; il teaching for testing (offensivo persino nella formula assonante)  è una realtà cui editoria scolastica e pratiche didattiche si sono dovuti adattare; il totem del 2.0, A e Z di ogni intervento sulla scuola,  al quale si è plaudito acriticamente inneggiando ad una demagogica idea di modernità, ha invaso gli spazi dell’incontro e della relazione educativa, rendendo pleonastiche alcune capacità, le stesse di cui i firmatari lamentano la scarsità.

Mettere mano alle Indicazioni Nazionali, come sembrano auspicare i firmatari dell’appello, sarebbe una soluzione apparentemente semplice ma inefficace, perché non tiene conto di quanto il processo culturale indotto dalle controriforme abbia agito in profondità.  Nel gioco della caccia all’untore (uno dei più praticati nel nostro Paese) l’appello assegna alla scuola e ai docenti una responsabilità che è segnatamente delle politiche scolastiche; con il probabile unico risultato di mortificare – con superficialità e per l’ennesima volta – quanti hanno resistito coraggiosamente all’ondata massificante del “nuovo che avanza”, consentendo alla scuola di andare avanti. L’appello ha aperto un grande dibattito sui media e concentrato l’attenzione su un problema innegabile: un’occasione per coloro che credono nella scuola della Costituzione di ribadire che un’istruzione che fallisce nelle competenze culturali di cittadinanza di base va ricostruita dalle fondamenta, avendo il coraggio di individuare ed affrontare i reali nodi politico-culturali della questione.

Primo elenco di firme

Marina Boscaino, insegnante Liceo F. Vivona, Roma

Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale, Napoli

Tomaso Montanari, Professore ordinario di Storia dell’arte moderna, Università degli studi di Napoli ‘Federico II

Massimo Baldacci, Ordinario di Pedagogia, Università di Urbino

Giancarlo Ruocco, docente di Fisica, Università La Sapienza, Roma

Anna Maria Rivera, docente di Antropologia, Università di Bari

Vera Pegna, scrittrice. Viterbo

Antonia Sani, insegnante in pensione, Roma

Carlo Salmaso, insegnante, ITI F. Severi, Padova

Giovanni Cocchi, insegnante, SM Guercino, Bologna

Tonia Guerra, maestra elementare scuola C. Del Prete IC De Amicis, Bari

Mauro Presini, maestro Scuola Primaria Bruno Ciari, Cocomaro di Cona (FE)

Maria Guagliardito, insegnante, IC A. Ugo, Palermo

Eliseo Tambone, insegnante, Liceo A. Oriani, Corato (Ba)

Luigi Saragnese, insegnante, Liceo Regina Margherita, Torino

Lucia Delogu, docente universitaria in pensione, Torino

Loredana Fraleone, insegnante in pensione, Bassano (VT)

Giuseppina Todarello, insegnante, Liceo Democrito, Roma

Claudia Maccari, insegnante, Liceo F. Vivona, Roma

Marco Guastavigna, insegnante in pensione, Chieri (TO)

Vito Meloni, insegnante in pensione, Roma

Donata Albiero, ex dirigente scolastica

Orazio Sturniolo, insegnante – Liceo Copernico Bologna

Natale Alfonso – insegnante ipsia Birago di Torino

Luigi Cozza,.insegnante, ITAS “B. Chimirri” Catanzaro

Corrado Mauceri, avvocato, Firenze

Maria Teresa Mecchia,  insegnante in pensione – Trieste

Alessandro Moretti docente di matematica e scienze, IC Valgimigli di Albinasego (PD)

Alessandra Catalani, insegnante, Liceo Scientifico “L. da Vinci” , Jesi ( AN)

Rossella De Paola, insegnante di Scuola Primaria, Viterbo

Alessandro Prato, insegnante. ITCG E. Fermi Tivoli

Barbara Licastro, insegnante, scuola secondaria I grado “Marchetti”, Senigallia

Luca Cangemi, insegnante Liceo Lombardo Radice, Catania.

Carla Marotta, insegnante in pensione, Anagni FR

Antonia Mele, insegnante ITST Fermi Francavilla Fontana

Rosanna Ferrario, docente Liceo Blaise Pascal di Pomezia

Adelina Talamonti, precaria, già docente a contratto Università Sapienza, Roma

Marcella Raiola, ins. Lettere Class., dottoranda in Dir. Romano presso Univ. “Parthenope” di Napoli

Renato Caputo, insegnante, Liceo Benedetto da Norcia, Roma

Carla Verdecchia IIS Crocetti-Cerulli, Giulianova (TE)

Pietro Canozzi insegnante ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “VIA DELLA COMMENDA” – MILANO

Orsola Silvestrini, docente di Lettere, IC Briosco, Padova

Angela Mary Pazzi docente di FIlosofia “Fazzini Mercantini” di Grottammare (AP)

Vincenzo Rinaldi, insegnante Liceo Cagnazzi – Altamura (BA)

Margherita Colucci docente di Latino e Greco c/o Liceo Classico “Tito Livio” Martina Franca (Ta)

Marco Monzù Rossello, insegnante, I.C. Diaz-Manzoni, Catania

Marta Pirozzi, dirigente d’azienda in pensione, Roma

Maria Gabriella Pietrantoni. Docente di latino e greco presso il Liceo Classico “Gioacchino da Fiore” di Rende (CS)

Laura Parisi, insegnante Liceo Artistico di Cagliari

Federica Bordoni, insegnante scuola secondaria di primo grado, Todi (PG)

Giovanna Montella docente di Diritto Pubblico generale presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche – Facoltà di Giurisprudenza – Sapienza Università di Roma

Francesca Pompilio, Insegnante Liceo Gaetano De Sanctis – Roma

Anna Angelucci – Docente liceo scientifico Louis Pasteur di Roma

Matteo Viviano, dirigente scolastico in pensione, Genova

Annalisa Failla, insegnante precaria su Firenze

Lorenza Pamato, docente di italiano e storia, Istituto di istruzione superiore ‘don Milani’ Rovereto

Angela Proietto, insegnante di Scuola Primaria, IC Val Ceno, Varano dè Melegari, PR

Cosimo De Nitto, docente in pensione

Patrizia Rupilli, insegnante di scuola primaria, Giulianova (Te)

Rosalba Principato, Docente di lingua straniera presso ITIS-ITG Vibo Valentia

Settimia Martino, insegnante scuola primaria, Istituto comprensivo Santa Marinella RM

Stefania Ghedini, Maestra in pensione, Bologna

Maria Concetta Rubini Liceo scientifico A.B.Sabin Bologna

Pietro Canozzi, insegnante di spagnolo – ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “VIA DELLA COMMENDA” – MILANO

Paolo De Santis, docente Università Roma Tre, in pensione

Maria Clara Nucci – Dipartimento di Matematica e Informatica – Università di Perugia

Mariano Sorgi, Insegnante di Fisica presso ITIS Alessandrini di Teramo

Gaetano Speranza, insegnante presso l’IIS Leonardo da Vinci, Roma

Licia Cataldi liceo scientifico Galilei di Pescara, docente di Scienze

Stefania Zaccaria, Docente scuola primaria Istituto Comprensivo Caserta

Maria Teresa SARLI docente di matematica al liceo scientifico Galilei di Potenza

Agnese Lombardo, insegnante scuola primaria, Istituto comprensivo 5, La Spezia

Riccardo Del Monaco, Insegnante di matematica e fisica presso l’Istituto Roberto Rossellini di Roma

Stefania Montefiori, insegnante, IIS Capellini – Sauro, La Spezia

Lucia Carollo, insegnante di lettere latino e greco al Liceo Classico “G. Garibaldi”, Palermo

Tatjana Gergic , insegnante in pensione – Trieste

Maria Rosaria Vaiano, insegnante, pedagogista, Istituto Comprensivo Loredana Campanari, Monterotondo (Roma)

Fabio de Nardis, professore di Socologia politica, Università del Salento

Fabrizio Scrivano, docente di Letteratura italiana, Università degli Studi di Perugia

Piero G. Arcangeli – ex direttore di Conservatorio

Fiormichele Benigni, insegnante, Viterbo

Maria Grazia Chetta insegnante I.C. “Nicolini” Capranica (Vt)

Giorgio Demurtas CDLM Scienze Riabilitative – Sapienza – sede di Viterbo

Amelia Colangelo, insegnante scuola primaria, pedagogista, counselor . Istituto comprensivo A. Gatto Battipaglia Salerno.

Lorenzo Grilli, Insegnante, Liceo Sabin, Bologna

Marina Piras, insegnante di scuola primaria, Istituto Comprensivo di Serramanna (VS).

Carla Maria Fabiani, Insegnante, Lecce

Giorgio Tassinari, professore ordinario di Statistica aziendale, Università di Bologna

Carla Pellegrini, dirigente scolastica in pensione

Virna Villanova insegnante IIS ALESSANDRINI-MARINO Teramo

Concetta Bel Viso, genitore e impiegata, Bergamo.

Piera Bartolini, Insegnante scuola primaria I.C. Pablo Neruda – Roma

Claudio Tesini, Impiegato, Zola Predosa (Bo)

M. Teresa Piemontese insegnante scuola primaria statale, F.Parri – Torino

Maria Chiara Randi insegnante di lettere all’Istituto comprensivo A.Schweitzer Segrate (MI),scuola secondaria di primo grado ” G. Leopardi”

Vincenzo Pascuzzi, docente in pensione, Roma

Gaetana de Filippo – docente di lingua inglese IPSAR “R.Virtuoso” – Salerno

Marta Gatti, maestra scuola primaria , Ic Marconi, Concorezzo (mb)

Giuseppe Colangelo, insegnante,  scuola primaria – Bergamo

Lucia Carollo, insegnante di lettere latino e greco al Liceo Classico “G. Garibaldi”, Palermo

Patrizia Perrone, insegnante di scuola primaria, Portici (NA)

Gianpiero Romano, insegnante, IC Biagio Siciliano, Capaci (PA)

Giovanni Russo Spena, docente universitario in pensione, Roma

Roberto De Vivo – insegnante di educazione fisica – I.C. Albignasego (PD)Francesco Casale, Docente di scuola primaria,in arte maestro elementare, Vicenza

Ferdinando Goglia, dottore di ricerca, docente di Lettere presso l’I.C. Amedeo Maiuri di Napoli

Patrizia Maria Morrone, insegnante scuola primaria Ronciglione (Vt)

Daniela Guercio insegnante scuola primaria ic San Pietro in Casale Bologna

Claudia Rasile, insegnante, ITC Pacinotti, Pisa

Rosa Maria Puca. Insegnante di lettere all’istituto tecnico Scalcerle di Padova

Rosanna Cataldo, insegnante, Convitto Nazionale “G.Falcone”, Palermo

Claudia Rancati, Insegnante – Vicenza

Eleonora Grillo, insegnante scuola primaria, Battipaglia (Salerno)

Loredana Semperlotti, insegnante scuola primaria G. Pascoli Saccolongo (PD)

Maura Mascagni, docente, scuola secondaria di primo grado, Catania

Rosa Cianchi, Maestra – Scuola primaria – I.C.Carmine – Viterbo

Mario Eustachio De Bellis, insegnante in pensione, Roma

Maria Lenti, poetessa,Viterbo

Roberto Lanza docente IISS “C. Battisti” Velletri

Ilaria Cavallo, docente di filosofia e storia IIS Copernico-Luxemburg sez. liceo scientifico, Torino

Bruno Moretto, insegnante in pensione, Bologna

Alessandra Mannone docente di Lettere sezione Liceo scientifico IIS Copernico Luxemburg,Torino

Adriana Miniati, ex FLC CGIL nazionale

 

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Scritto da: admin

36 comments found

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    Corrado Mauceri

    Le politiche scolastiche subalterne alle politiche neoliberiste dei Governi di centro-destra e centrosinistra che si sono succedute negli anni si possono sconfiggere solo sconfiggendo le politiche nazionali e sovranazionali neoliberiste.
    In italia ed in Europa manca però una forza politica in grado di contestare politicamente e concretamente queste politiche regressive ed antisociali; è giusto quindi discutere ed impegnarsi contro le politiche scolastiche di questi governi, ma la priorità sta nella creazione di un nuovo soggetto politico unitario per una politica, a tutti i livelli, alternativa alla diverse forme di neoliberismo.
    In Italia però se ne parla sempre, ma ognuno continua a coltivare il proprio orticello.

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    Roberto boggiani

    Concordo pienamente su tutto.

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    Marcella Raiola, ins. Lettere Classiche e dottoranda in Dir. Romano presso Università Parthenope di Napoli

    La maggior parte dei docenti universitari dovrebbe ricordare che all’origine dei fenomeni di degrado culturale da essi denunciati c’è la loro accettazione, nel 1995/1996, della discriminatoria “fasciazione” delle tasse in base al reddito dei “capifamiglia” e del folle “sistema dei crediti” nel percorso di crescita e maturazione culturale e ideologica degli studenti e delle studentesse. Fu allora che si decise che a un tot. di pagine di libro e di ore di studio domestico corrispondesse un tot di “crediti formativi”, che ci fossero atenei di serie A e atenei di serie B, che la laurea fosse equiparata alla raccolta punti del latte e del prosciutto e che i programmi seri e ponderosi che noi del “vecchio ordinamento” avevamo mandato giù fossero ridotti a dispense agili, capaci di accrescere il numero dei laureati, perché era invalso il criterio per cui tutto vale solo se si può contare e che conta solo chi può ostentare più “pezzi finiti”, non importa se non “rifiniti”, cioè incapaci di associare al titolo conseguito (e inflazionato) delle effettive conoscenze e competenze. Sono partiti dall’Università lo sfascio dell’Istruzione, la mercificazione del sapere, la valorizzazione dei “talenti precoci” (pre-selezionati su base economica) la riduzione della mobilità sociale e dell’emancipazione a velleitarismo o ideologismo da marginalizzare. Poi è toccato alla Scuola… Ma la Scuola, almeno, ha perso con l’onore delle armi.

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    FRANCESCO PAOLO MAGNO

    Sulla categoria dei DOCENTI UNIVERSITARI pesa, oggi, una ALTISSIMA RESPONSABILITA’ : essi sono rimasti in silenzio davanti allo scempio della Scuola, attuato dal Governo di MATTEO RENZI ! Si è trattato di un comportamento sicuramente INCOMPRENSIBILE !

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    Barbara Murru

    Barbara Murru

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    Antonia Mele Insegnante

    Condivido in pieno la lettera. Anche io mi chiedo dove era la carica dei 600 quando ci battevamo perché l’obbrobrio della 107 non fosse approvato. E non hanno visto ancora niente! Tra qualche anno, e neanche molti, vedremo i risultati di questa legge a cui si è aggiunta l’alternanza scuola lavoro nelle superiori a danno di quelle competenze che i dotti docenti universitari lamentano.
    Sarebbe una buona occasione per ripensare a tutte le riforme più o meno devastanti che hanno interessato la scuola da Berlinguer in poi.
    Antonia Mele ITST Fermi Francavilla Fontana

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    Federica Bordoni

    Condivido in pieno questa lettera di risposta agli accademici che si battono per una scuola del merito: io ritengo invece che occorra battersi per la scuola della Costituzione e, come ben spiega questo testo, il problema non è pedagogico o didattico, ma squisitamente politico e riguarda il modello di società, quindi di scuola che una politica supina ai mercati ha deciso di scegliere per tutti noi. La distruzione della scuola pubblica non è un incidente dovuto a imperizia o demotivazione dei docenti, ma un preciso obiettivo politico di quello che lo stesso pontefice definisce ormai un capitalismo criminale.
    Federica Bordoni, insegnante scuola secondaria di prima grado, Todi (PG)

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    Orsola Silvestrini

    Orsola Silvestrini, docente di Lettere, IC Briosco, Padova

    Vorrei aggiungere che con la ‘riforma’ Gelmini è stata tolta un’ora di Lettere (cioè di italiano) alle medie.

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    Carla Verdecchia

    Tutto sbagliato fin dal paradosso di un’autonomia calata dall’alto, che ha intensificato a dismisura la quantità e la mole delle direttive, standardizzato procedure e metodi didattici, spostato l’attenzione dalle proficue relazioni a verbosi progetti e improduttive formule organizzative, invalsizzato la valutazione.
    Con la 107 si è completata la peggiore politica scolastica possibile. Tutto da rifare. Aderisco.
    Carla Verdecchia IIS Crocetti-Cerulli, Giulianova (TE)

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    Maria Concetta Rubini

    Le ultime riforme: Moratti, Gelmini e L.107 hanno minato alle fondamenta la scuola della Repubblica: gli accademici che oggi si indignano avrebbero fatto meglio ad appoggiare le proteste dei docenti di ogni ordine e grado negli ultimi anni.
    Maria Concetta Rubini Liceo scientifico A.B.Sabin Bologna

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    Giorgio Tassinari

    Aderisco anch’io.

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    Patrizia Rupilli

    La scuola pubblica è stata in questi anni inascoltata, maltrattata, impoverita e sacrificata alle leggi di mercato. Loro non ne conoscono il reale funzionamento e i suoi innumerevoli problemi. Hanno tagliato tutto: tempo scuola, stipendi, insegnanti, dignità … Ogni Governo, con le sue riforme sulla scuola , ha contribuito a peggiorare la situazione, fino ad arrivare alla legge 107. Eppure negli anni ottanta la scuola elementare, ora primaria, era il fiore all’occhiello dell’istruzione. Occorre riformulare una nuova idea di società, di Stato, di scuola: mettere al centro la persona.
    Patrizia Rupilli, insegnante di scuola primaria, Giulianova (Te)

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    Donatella Dodaro

    Condivido in pieno.

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    Salvatore Emmanuele.

    La didattica va vissuta con i mezzi che occorrono, da inventare con perizia, nel momento dell’applicazione.Deriva da lunga esperienza vissuta dentro la classe, in continui corsi d’aggiornamento, da scambi di pareri, da didattica applicata in comunione con i colleghi, per le singole discipline insegnate.

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    Donatella Guarino

    Sottoscrivo.

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    fioretta

    Condivido appello.

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    Marta gatti, maestra scuola primaria , Ic Marconi, Concorezzo (mb)

    Firmo la lettera anch’io. Non se ne può più di queste denigrazioni !

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    Stefania Montefiori

    Per non parlare dei finanziamenti che ormai passano soltanto attraverso progetti cervellotici, che richiedono sempre più tempo ed energie da parte di docenti non retribuiti, in aggiunta alle ore da dedicare alla didattica.
    Stefania Montefiori, insegnante, IIS Capellini – Sauro, La Spezia

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    MARIANO SORGI

    Dalla Moratti in poi, demolizione sistematica dell’istruzione Pubblica. Si parte dal nome del Ministero, a seguire il taglio di 3 mld in tre anni (per chi ha buona memoria coincidevano con il finanziamento dell”Expò di Milano), la riforma gelmini che ha ridotto di fatto le ore di diverse materie sia alle medie sia alle superiori (soprattutto laboratoriali come ad esempio fisica all’ITI). Con la 107 (legge obbrobriosa anche nella forma di unico articolo) lo spallamento dell’istruzione ha raggiunto il Top ma i Rettori si dichiararono favorevoli. Chi è causa del suo male pianga se stesso.
    Mariano Sorgi, Insegnante di Fisica presso ITIS Alessandrini di Teramo.

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    angela

    Voci inascoltate da tanto , troppo tempo. Si può fermare tutto questo?

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    Giuseppe Colangelo

    Insegno in una scuola primaria di Bergamo praticamente coofinanziata da esselunga e la cosa che fa più tristezza è che i miei colleghi nel migliore dei casi son rassegnati nel peggiore sono addirittura contenti che qualcuno ci “aiuta”.

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    Carla Pellegini

    Povera Italia e poveri Italiani: con nostre risposte sparse, poco sostenute, il POTERE sa che può continuare a distruggere il BEL PAESE e tutti noi sappiamo che il POTERE ha paura della SCUOLA, perchè questa forma individui pensanti, liberi. Occorre una lotta più articolata e di massa, insistente fino all’abolizione totale del disegno governativo di distruzione della SCUOLA, MA AL PIù PRESTO: SONO TROPPI I DANNI GIA’ PROVOCATI proprio da chi ci comanda, essi dicono democraticamente, mentre al contrario, da dittatori e padroni della nostra vita, ci impongono ignoranza, povertà, sottomissione, sfruttamento, per noi e per i nostri figli. E noi ancora li ossequiamo!!!!!
    Dirigente scolastica in pensione da 13 anni

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    Grazia Cerulli

    Insegnante di inglese

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    Marina Piras

    Le pseudoriforme che hanno riguardato la Scuola negli ultimi vent’anni non sono state altro che tagli alle risorse, rendendo sempre più problematici gli interventi educativi e didattici miranti alla formazione delle nuove generazioni ed all’inclusione sociale dei cittadini più deboli. Tutto ciò, comunque, è stato garantito grazie all’impegno, all’entusiasmo e persino al senso di abnegazione dei docenti. L’ultima “riforma”, la L. 107, ha voluto colpire proprio questi ultimi vanificando l’efficacia del loro lavoro. Di che cosa ci si meraviglia ora? Tutti bravi a sparare sull’anello più debole del complesso mondo dell’Istruzione Pubblica! E, soprattutto, bravi nel solito sport preferito dalla parte più superficiale e qualunquista della società odierna.
    Marina Piras, insegnante di scuola primaria, Istituto Comprensivo di Serramanna (VS).

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    Claudia Rancati

    Sottoscrivo l’appello perché denunciare i problemi della scuola senza evidenziarne le vere cause, in un momento in cui è in atto un pesante attacco ideologico e sostanziale ai lavoratori del settore, rischia fortemente di avere l’effetto opposto a quanto dichiarato.

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    Ferdinando Goglia

    Ferdinando Goglia, dottore di ricerca, docente di Lettere presso l’I.C. Amedeo Maiuri di Napoli

    La migliore replica all’appello degli accademici che abbia finora letto. Forse pecca di moderazione, perché per rintracciare la responsabilità dello sfascio della scuola italiana bisogna risalire più indietro della 107, più indietro della deforma “Gelmini”, più indietro delle “tre i” della Moratti… Lo sfascio della scuola sta nell’averla concepita, negli anni ’90, come un mercato, rendendo “autonome” le scuole per porle in competizione l’una con l’altra nel vendere il proprio servizio-merce, e trasferendo all’INVALSI con i suoi sciagurati, insulsi, pseudoscientifici standard e quiz le prerogative della valutazione, di sistema, di ciascuna scuola, di ciascun docente e di ciascun alunno, in un’oscena piramide medioevale di potere e sottomissione clientelare.
    E’ in questo modo che la politica italiana ha voluto porre una pietra tombale sul fecondo seppur faticoso e contrastato percorso che, dalla riforma del ’63, aveva dato a questo Paese una scuola democratica, in grado di offrire opportunità vere di emancipazione autentica, civile, culturale e sociale.

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    Francesco Casale

    I nodi vengono al pettine, anni di destrutturazioni, “riforme economiche”, millantate come riforme di sistema compresa la famigerata ed ultima 107/2015, investimenti sul personale sbagliati o inadeguati, un piano di formazione musicale nazionale di ed. musicale fermo al 2000 nella primaria, una destrutturazione totale della scuola di base con cattedre full, proposte e richieste di miglioramenti inascoltati sia sul piano organizzativo e didattico….non credo che ci sia altro da aggiungere, se non il disegno privatistico e liberista del settore scuola..
    Francesco Casale
    Docente di scuola primaria,in arte maestro elementare

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    Francesca Corvino

    non so che commentare

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    Simona

    L’intellettuale in Europa aveva un potere ed io credo che il vertice di questo potere sia stato esercitato da Zola e dai firmatari dell’appello di Zola al momento del processo Dreyfus. Poi è venuto l’inquinamento partitico, l’impegno devoluto alla sinistra: e ha molto inquinato, questo potere dell’intellettuale. Oggi il potere è in tutte altre mani, il potere è la televisione, il potere è la casa di moda. L’intellettuale non ha più nessun potere, comunque io continuo a scrivere come se ci credessi. (L. Sciascia)

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    Egisto

    Dopo decenni che assistiamo alle vicende che si sono succedute nel nostro paese possiamo affermare con certezza che sia in atto un progetto di ingegneria sociale diretto a imporre un sistema di società iper competitiva, senza tutela per i più deboli, senza valori di fondo condivisi. In questo progetto partecipano attivamente, chi consapevolmente, chi inconsapevolmente solo perché parte di un sistema, i vertici delle rappresentanze dell’informazione, della cultura, della politica, delle forze armate, dell’industria. In tutto questo l’informazione gioca un ruolo fondamentale nel plasmare le menti delle masse attraverso il suo uso strumentale. Da risalto o censura, eleva ad autorevolezza taluni, denigra altri. Non si può negare che esiste un controllo dell’informazione e della sua diffusione. E. Pound diceva “la libertà di parola senza la libertà di diffusione è solo un pesce dorato in una vaschetta sferica.” Con internet il controllo della diffusione è stato messo in crisi, e infatti già i vari politici iniziano a parlare di filtri all’informazione, lotta alle bufale, istituzioni di paradossali garanti dell’informazione genuina. Insomma censura. Le voci di chi è protagonista diretto vengono soppresse e deformate. Si bolla qualcuno, infangandolo nei modi più infami. Ma ad altri viene messa l’aureola dell’autorevolezza, dell’esperto.
    La scuola è nel mirino da decenni, perché un cambiamento della società deve coinvolgere necessariamente l’istruzione di base. Chi vuole questo cambiamento ha operato con gli strumenti descritti, e che sono stati messi in atto ogni volta c’era da operare uno stravolgimento in qualche settore (vedi le privatizzazioni degli anni 90′ delle industrie statali). Negli anni abbiamo assistito a vergognose campagne mediatiche dirette contro gli insegnanti, descritti come fannulloni, e qualitativamente inferiori agli omologhi di altre nazioni europee solo per creare una malattia che aveva bisogno di cure urgenti. E di seguito via alle innumerevoli riforme, dirette non a migliorare il sistema dell’istruzione (questa è stata ed è solo una scusa) ma a imporre il modello aziendalistico nella scuola. Ora il documento firmato dagli autorevoli docenti universitari che punta il dito sugli effetti senza indagare le cause, come fa notare molto bene l’articolo, non è che una conferma di quanto ho detto in precedenza.

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    Alba Coppola

    Desidero sottoscrivere la lettera. Grazie

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    Daniela Mastracci

    Anziché cittadini consapevoli, emancipati rispetto ad ogni possibile “catena”, la scuola italiana sta producendo lavoratori specializzati ciascuno in un particolare campo, procedura, sezione dell’intero sistema produttivo, ignari del complesso sistema nel quale andrebbero ad operare, incapaci perciò di vederne la globalità, incidere criticamente sul sistema stesso, di fatto perciò asserviti al sistema; produce consumatori irriflessi; forma giovani utenti immersi nel web; generazioni di menti deprivate della conoscenza, della cultura che, sola, permette un approccio critico al reale, e con ciò libero e attivo, in grado di modificarlo, di reinventarlo, di farlo muovere. La scuola, al contrario, sta formando generazioni piegate al sistema economico tutto: un sistema che attraverso menti “congelate” in un fare sempre più veloce e parcellizzato, non farà che perpetuare se stesso. La scuola è un anello di una catena maggiore, ove costruire e rendere immodificabile il sistema tecnofinanziario. Senza conoscenza gli studenti non sanno leggere il mondo, e perciò non possono che subirlo passivamente. Non sono in grado di comprendere oltre la mera lettera, e spesso nemmeno questo. Piegate alle logiche neoliberiste, le riforme hanno agito con il fine studiato di rendere “inoffensive” le nuove generazioni: non si chiedono il perché delle cose; sono immersi in una scuola-vetrina di se stessa, che fa la guerra commerciale alla scuola concorrente a suon di progetti, convegni, iniziative di ogni tipo, atte solo ad attrarre “clienti” paganti (vedi contributo volontario); si muovono usando la pubblicità di se stesse privilegiando l’apparenza, la modernità, il nuovismo a prescindere; di fatto delegittimando le ore di lezione curriculari, sostenendo, essa per prima, che gli studenti sono cambiati, che non reggono lezioni frontali, che non sopportano le spiegazioni, gli approfondimenti, le letture; che la scuola perciò deve adattarsi al modo estemporaneo di consultazioni veloci, che assecondino curiosità contingenti, che vadano incontro ai “gusti” dei ragazzi. Ebbene per me si tratta dell’esatto contrario: è la politica che vuole ragazzi incapaci di concentrazione e di studio, a tal fine avalla la fluidificazione del tempo scuola, frammentazione, discontinuità, “educando” gli studenti ad altrettanta discontinuità, cambiamento di scena, di attori, di temi, di attività varie. Le nuove generazioni sono sin da subito, ormai, immerse in un modo di fare scuola votato alle attività collaterali, a far essere i ragazzi oggetto di fascinazione, di attrazione, li si tratta appunto come delle menti incapaci di reggere l’impegno, la fatica dell’apprendimento, l’arte della concentrazione. Dunque non sono deconcentrati per natura (una mutazione genetica, una evoluzione darwiniana all’insegna di una riduzione, anzichè dell’ampliamento delle potenzialità del cervello?) ma lo diventano, abituandosi alla scuola mordi e fuggi, accattivante, patinata, e sempre più 2.0, 3.0 e così via. insomma una scuola che forma amanti della moda e non certo della cultura. Occorre ritrovare lo spirito della nostra Costituzione, ma occorre anche incidere politicamente sull’agenda dei Governi affinché non solo si riformi la scuola in senso costituzionale ma essa sia messa al centro della politica: perché soltanto la scuola può educare le nuove generazione alla stessa consapevolezza costituzionale. stiamo andando invece verso un mondo sempre meno consapevole della nostra Carta e con ciò sempre più lontano dal suo dettato: cioè, in definitiva, verso un mondo dove principi fondamentali, diritti e doveri, pratiche istituzionali sono sempre meno osservati, plasticamente piegati agli obiettivi che di volta in volta i Governi si prefiggono. Un allontanamento che rischia di essere irreversibile se non interveniamo presto: chi non conosce i propri principi, diritti e doveri è alla mercé di chi governa, di fatto non più cittadino, ma individuo governato, cui si dice solo cosa fare e come farlo senza più dialettica, perché non ci sarebbe più partecipazione democratica.

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    Carolina Vallorani

    Sono entrata nella scuola 12 anni fa e negli anni mi sono fatta una cultura sulla situazione socio-politica della scuola. La situazione è così disgregata…i sindacati confederati si sono svelati per ciò che sono veramente, organi di controllo delle masse di lavoratori al soldo del governo. Gran parte dei docenti non è da meno purtroppo, pur di non pensare obbedisce agli ordini ed accetterebbe qualsiasi condizione di lavoro. Penso che l’unica strada sia che i docenti consapevoli si facciano carico di risvegliare le coscienze sopite di qualche collega in un cammino che si prevede lungo, ma ineluttabile.
    Carolina Vallorani, docente di scuola primaria di Macerata

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    Adriana Miniati

    E’ indubbio che in Italia sono state fatte negli ultimi trenta anni ( mi ricordo ancora Luigi Berlinguer con indignazione) politiche nazionali e sovranazionali europee neoliberiste che hanno avuto caratteri antisociali e regressivi sempre piu netti e con ricadute sempre più visibili verso il disfacimento di una seria e partecipata scuola pubblica.Ritengo che una autentica risposta che tagli alla radice il problema sia la affermazione in Italia di un nuovo soggetto politico ( possibilmente unitario e non nato da assemblaggi elettoralistici) che con consapevolezza e decisione teoretica attui in Italia una politica in controtendenza con le politiche liberiste nazionali ed europee.Questa forza politica follemente sta nascendo : appoggio pertanto POTEREALPOPOLO

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