LIP-Scuola

per la partecipazione democratica

La Lip in pillole

Questa proposta di legge è stata depositata in parlamento nel 2006, dopo aver raccolto ben 100.000 firme. Rappresenta l’esito di un dibattito e di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti di varie parti d’Italia, che hanno avuto così l’opportunità di riflettere e condividere un’idea di scuola composita e complessa. Un percorso articolato, lungo, onesto e sofferto che ha visto ciascuno fare i conti con le idee e i bisogni dell’altro, nella ricerca della migliore mediazione possibile.

La scuola nella legge

  • Una scuola pubblica, laica e pluralista: capace di garantire a tutte e tutti il diritto all’istruzione.
  • Risorse certe ed adeguate: il 6% del Pil, perché una buona scuola è la base della democrazia e del futuro di una società
  • Estensione dell’obbligo scolastico ai 18 anni.
  • Vivibilità delle classi e qualità della relazione educativa: non più di 22 alunni per classe e continuità didattica dei docenti.
  • Integrazione vera: dotazione organica aggiuntiva per il sostegno, l’alfabetizzazione, la lotta alla dispersione scolastica.
  • Programmi moderni, efficaci, condivisi.
  • Funzione docente: unicità, pari dignità, qualificazione.
  • Partecipazione di tutti alla gestione della scuola: rilancio ed estensione degli organi collegiali elettivi.
  • Autovalutazione delle scuole per un miglioramento continuo.
  • Un piano straordinario di edilizia scolastica

 

3 comments for “La Lip in pillole

  1. grazia
    16 febbraio 2015 at 22:02

    Sono d’accordo sulle uniche proposte concrete e definite: classi di pochi studenti, continuità didattica, risorse e edilizia scolastica; altre proposte mi sembrano le solite nebulose dove c’è tutto e niente e non sono affatto d’accordo sulla autovalutazione delle scuole ( e chi si boccerebbe?) e l’estensione del governo a organi elettivi di dubbia competenza, dubbia terzietà e dubbia rappresentanza. Vogliamo o no imparare dall’esperienza o vogliamo continuare con le astrazioni politicamente corrette?

  2. mario
    17 febbraio 2015 at 8:52

    Che cosa faranno i “capi d’istituto?”

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